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Frank Herbert (1920-1986) ha iniziato la sua carriera di scrittore nel 1952, ottenendo subito attenzione e apprezzamenti, ma il suo enorme successo arrivò nel 1965 con Dune. In quest’opera straordinaria, Herbert dispiegava al meglio tutte le sue qualità di studioso di ecologia, antropologia e psicologia, nella creazione di un mondo meravigliosamente dettagliato e di un epopea galattica che non ha eguali per ampiezza di trama e ricchezza di spunti narrativi. L’originalità dei concetti contenuti in questo suggestivo affresco futuro e l’ingegnosità di Herbert hanno permesso il proseguimento della serie con altri cinque titoli.
Dune è probabilmente una
tra le più importanti saghe di fantascienza mai create; tuttavia questa
definizione è probabilmente riduttiva per un opera tanto organica e completa da
sfuggire a qualsiasi tipo di catalogazione.
Uno degli aspetti che la caratterizza maggiormente è sicuramente la vastità
spazio-temporale che, se da un lato ne ha fatto in gran parte la fortuna,
dall’altro ha sollevato dubbi sul realismo di questo universo. Se è vero che
una vicenda di così notevole estensione temporale contribuisce a conferire
all’opera un senso di maestosità e di epica, è pur vero che l’eccessiva
dilatazione rischia di minare la comprensione globale e l’omogeneità
dell’opera. Qui entra in gioco la classe dell’Autore: i personaggi creati da
Herbert sono tutti dotati di un grande carisma e la loro eco non si esaurisce
con la loro morte. Per alcuni personaggi l’effetto è garantito dalla loro
natura particolare (reincarnazione, vita nella mente di altri personaggi),
tuttavia è innegabile che essi possiedano un fascino fuori del comune. I
protagonisti del primo romanzo continuano a influenzare le azioni di coloro che
“vivono” il sesto e ultimo capitolo della saga: in questo modo l’esalogia
beneficia di una “comune linea d’azione” di cui il lettore è sempre a
conoscenza e l’atmosfera epica che permea tutta l’opera contribuisce a
rendere più confortevole il “viaggio” del lettore in un mondo sconosciuto.
Sconosciuto: perché fin dall’inizio è ambientato in un era in cui i viaggi
spaziali sono una realtà, la Terra è scomparsa e l’uomo abita moltissimi
pianeti colonizzati e “addomesticati” grazie alle tecnologie avanzate.
Proprio sull’esasperazione della tecnologia di solito si posa l’ombra della
critica, della “morale” degli autori di science-fiction, ma
contrariamente ai suoi colleghi di genere Herbert è piuttosto avaro nelle
descrizioni delle tecnologie futuribili, al punto che quando invece si dilunga
scade in un’eccessiva minuzia che anziché facilitare la comprensione, la
complica. Altro aspetto criticabile delle innovazioni tecnologiche herbertiane
è rappresentato degli sbalzi temporali; capita infatti che la distanza tra un
episodio e l’altro sia di molti secoli, se non millenni (due, per la
precisione, tra il terzo e il quarto) e certo ci si dovrebbe verosimilmente
immaginare uno stile di vita completamente diverso da quello dei precedenti
capitoli. In realtà Herbert tiene affatto conto di questo problema, il che
significa in pratica equiparare il nostro modus vivendi a quello degli
antichi Romani! D’accordo, stiamo parlando di fantascienza, ma una maggiore
coerenza avrebbe certo giovato al realismo generale dell’opera. L’Autore
tende inoltre a dare per scontate vicende “storiche” avvenute nel corso dei
salti temporali, costringendo il suoi lettori ad uno sforzo supplementare di
intuito e di immaginazione.
I dialoghi sono un’altra pietra angolare di un romanzo: nella saga di Dune
sono per la maggior parte sono ben fatti, curati e molto profondi, ma tendono ad
essere eccessivamente lunghi; questo comporta però lo straniamento del lettore
dal contesto dell’azione ed una certa sensazione di disorientamento, senza
contare che, essendo spesso lo scopo del discorso parecchio oscuro, il rischio
noia è sempre in agguato.
Detto ciò, la saga di Dune rimane comunque un esperienza da provare; se Herbert
non brilla per la vivacità della sua azione è sicuramente uno dei più grandi
creatori di mondi della letterature moderna, non solo dal punto di vista più
storico-geografico dello sfondo della vicenda, ma anche e soprattutto dal punto
di vista sociologico. Il suo universo “parallelo” o “futuristico”appare
infatti sociologicamente molto realistico: la divisione in classi sociali, le
dinamiche di interazione verosimili (ostilità, i pregiudizi, la brama di potere
etc. etc). Herbert dimostra insomma di essere un grande conoscitore della
Storia: non a caso più di una volta nel testo si incontrano riferimenti a
quanto la storia sia fondamentale per il futuro degli esseri umani. Profonda è
anche la conoscenza dell’Autore degli aspetti sociologico-religiosi: la
religione, se “manipolata” saggiamente è un insostituibile strumento di
potere sulle masse (non a caso la sorellanza Bene Gesserit con il programma
della Missionaria Protectiva è protagonista dal primo al sesto libro); ed è la
religione l’essenza che pervade tutta l’opera, qualcosa di molto
presente e concreto, non misticismo improvvisato, bensì aspetto fondante,
fondamentale componente del quotidiano. Per certi versi la situazione è molto
simile al nostro medioevo, e l’Autore spesso ammette indirettamente il
riecheggiare di certe atmosfere.
In conclusione Dune, inteso come esalogia, non è un ciclo da consigliare agli
amanti dell’azione pura. Dune in un certo senso richiede - e porta - ad un
cambio di prospettiva, anche grazie ai lunghi, e a volte noiosi,
dialoghi/monologhi.
Per certi versi è un libro filosofico, sicuramente molto interessante,
riflessivo (in tutti i sensi) e di certo più adatto a tutti coloro che vogliano
“accendere” il cervello e farlo lavorare un po’ più del solito. Non
temete, i vostri sforzi saranno ripagati.
Dune|Il messia di Dune|I figli di Dune|L'Imperatore-Dio di Dune|Gli eretici di Dune|La Rifondazione di Dune
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AUTORE |
Frank Herbert |
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TITOLO |
Dune |
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EDIZIONE |
Sperling & Kupfer |
Per avere un idea, anche
vaga, di cosa sia Dune basta aprire il libro alla prima pagina dove si trovano
alcune citazioni di personaggi non proprio sconosciuti alla moltitudine di
appassionati di fantascienza e non solo: si va da George Lucas ("Senza Dune,
Guerre Stellari non sarebbe mai esistito") a Steven Spielberg ("Dune è parte
integrante del mio universo fantastico") passando per altri mostri sacri della
letteratura e del cinema, già questo dovrebbe appunto dare un idea della
completezza di quest’opera che riesce ad accontentare un po’ tutti.
Dune può conquistare tutti
perché in esso ci sono un po’ tutti i temi dominanti della letteratura
mondiale mescolati con una sapienza magistrale e contestualizzati con le
caratteristiche dell’universo duniano: dai vermi delle sabbie ai mitici Fremen,
passando per le varie casate nobiliari e per la sorellanza Bene Gesserit, dal
profeta Muad’Dib all’Imperatore di tutto l’universo conosciuto.
Il risultato? Un affresco di
un universo parallelo descritto con grande precisione e naturalezza, permeato da
un senso di epica misticheggiante che lo tramuta da buon libro a capolavoro
mancato, mancato a causa di una certa lentezza, a tratti, e di uno stile alle
volte troppo prolisso, tendente a dare per scontate troppe cose per chi non ha
avuto mai modo di entrare prima nel mondo di Dune.
Dune|Il messia di Dune|I figli di Dune|L'Imperatore-Dio di Dune|Gli eretici di Dune|La Rifondazione di Dune
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Frank Herbert | |
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TITOLO |
Il messia di Dune |
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EDIZIONE |
Sperling & Kupfer |
Rispetto al primo titolo di questa saga, questo seguito è più lento, Herbert preferisce privilegiare l’aspetto meditativo rispetto a quello avventuroso; così l’autore ci “trascina” nostro malgrado in lunghissimi contraddittori, quasi sempre a due, di carattere quasi prettamente filosofico; questi contraddittori lasciano troppo spesso disorientati, un po’ perché il carattere troppo metafisico non è facilmente digeribile da tutti, un po’ a causa dell’eccessiva lunghezza di molti dialoghi, finiti i quali il lettore fatica a ritrovarsi.
La trama: sono trascorsi dodici anni, Paul Atreides è diventato imperatore dell ’universo conosciuto. Affinati i suoi poteri di prescienza Paul deve convivere con la maledizione che lo porterà a compiere delle scelte che peseranno per il futuro del suo mondo e dei suoi discendenti…Dune|Il messia di Dune|I figli di Dune|L'Imperatore-Dio di Dune|Gli eretici di Dune|La Rifondazione di Dune
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Frank Herbert | |
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TITOLO |
I figli di Dune |
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EDIZIONE |
Sperling & Kupfer |
Questo terzo capitolo della
serie pone come innovazione rispetto ai precedenti libri uno spostamento
continuo del punto di vista, ovvero non c’è un solo protagonista con
personaggi di contorno, seppur rilevanti; i protagonisti sono molti e
difficilmente un personaggio si troverà per due capitoli di seguito a essere il
protagonista.
Tutto ciò aiuta il lettore,
che non cade vittima della monotonia come poteva accadere in alcuni momenti nel
secondo episodio; il continuo cambio di personaggio ci obbliga a cambiare
continuamente punto di vista, come detto poco sopra; il rovescio della medaglia
è che forse questa continua variazione contribuisce poco al senso di
immedesimazione e va, quindi, a discapito dell’atmosfera.
Dune|Il messia di Dune|I figli di Dune|L'Imperatore-Dio di Dune|Gli eretici di Dune|La Rifondazione di Dune
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Frank Herbert | |
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TITOLO |
L'Imperatore-Dio di Dune |
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EDIZIONE |
Sperling & Kupfer |
Il quarto capitolo della saga
non inizia lì dove finiva il terzo, cioè siamo sempre su Dune ma è il tempo
che non corrisponde, ci troviamo infatti 2000 anni avanti.
Stilisticamente Herbert si
rinnova molto, ma lo fa con la classe dei grandi: il libro è incentrato quasi
esclusivamente sulla figura ingombrante, in tutti i sensi, di Leto II e tutto,
lo stile, il ritmo della narrazione, gli artifici letterari, tutto è teso ad un
unico scopo da parte dell’autore: far capire che Leto è l’indiscusso
padrone della scena; è colui che conosce tutto ancor prima che accada, è
l’unica persona importante in tutta la galassia, è, letteralmente, un Dio
sceso in terra. Herbert rende benissimo questo concetto ponendolo nei
pensieri di tutti i co-protagonisti, nel bene e nel male, ma comunque sempre
dominatore assoluto della scena sia per chi legge sia per i protagonisti della
vicenda, ed è questa, al di là dello sbalzo improvviso di millenni nella
vicenda, la novità introdotta in questo capitolo della saga.
Leto è il dominatore della
scena su tutti e due i piani letterari, una cosa questa, che capita di rado per
vari motivi (non analizzabili in questa sede); il Protagonista con la “P”
maiuscola acquista tutta un’altra valenza, Herbert vuole “renderci” la sua
appartenenza “divina” e lo fa nel modo più rischioso (minandone la varietà)
ma probabilmente migliore che c’è, ovvero lo pone al di sopra di tutto e di
tutti, addirittura della struttura stessa del libro, in parole povere ce ne
accorgiamo noi che lui è il protagonista ma ne sono consapevoli anche gli altri
personaggi.
A mio avviso questa duplice
consapevolezza è, in un certo senso, la “chiave” del libro perché, quando
si condivide un sentimento, inteso come sentire qualcosa con i sensi, lo si può
ampliare quando è piacevole ma si può anche allegerirne il peso quando è
nefasto, come secondo me accade in questa “reciproca comunione” tra il
lettore e gli altri protagonisti.
Riflettendoci un attimo,
visto quanto detto più sopra il libro dovrebbe essere permeato da un senso di
oppressione da parte del Protagonista mentre non solo ciò non accade ma anzi
tutto contribuisce a rendere partecipe il lettore della Divinità di Leto e
l’oppressione si dissolve, a mio parere (molto molto romantico) per la teoria
sopra citata o forse più semplicemente perché Herbert è un maestro…
Dune|Il messia di Dune|I figli di Dune|L'Imperatore-Dio di Dune|Gli eretici di Dune|La Rifondazione di Dune
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Frank Herbert | |
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TITOLO |
Gli eretici di Dune |
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EDIZIONE |
Sperling & Kupfer |
Dalle stalle alle stelle:
l'inversione del noto proverbio sintentizza mirabilmente ciò che accade alla
Sorellanza Bene Gesserit in questo capitolo della saga: dal ruolo marginale che
avevano con Leto a quello di protagonista principale con la sua scomparsa dalla
scena.
Questo quinto capitolo della
saga porta diverse novità: da un ritmo più frizzante all’approfondimento di
alcune figure o eventi. Proprio a questo proposito, possiamo vedere come
l’Autore abbia deciso di approfondire la figura del Bene Tleilax, tanto
misterioso quanto potente, della casta sacerdotale del Dio Leto e di coloro che
piano piano ritornano dalla Dispersione (tra cui le formidabili Matres Onorate,
per le quali Herbert ha ritagliato un ruolo centrale nelle vicende a seguire).
Dicevamo del ritmo: proprio
il ritorno della Gente della Dispersione, così simili eppure così diversi, con
i loro costumi e soprattutto con i loro temibili poteri (di cui le Matres
Onorate sono l’esempio più calzante) e la loro enorme pressione sulla
Galassia impongono un ritmo più frenetico alla narrazione; inoltre la
molteplicità degli avvenimenti e il frequente cambio di prospettiva, unite ad
una maggior azione facilitano la lettura, che potrebbe altrimenti risultare
pesante.
La trama: Dune, secoli
dopo la morte di Leto, è di nuovo un deserto; due bambini, una capace di
dominare i vermi delle sabbie, l’altro l ‘ennesimo ghola di Duncan Idaho,
sembrano legati da un destino comune, sotto l’ala protettiva della sorellanza.
Intanto tra i figli della dispersione vi sono le temibili Matres Onorate e il
Bene Gesserit, verificate le loro capacità, si pone un inquietante domanda…
Dune|Il messia di Dune|I figli di Dune|L'Imperatore-Dio di Dune|Gli eretici di Dune|La Rifondazione di Dune
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Frank Herbert | |
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TITOLO |
La Rifondazione di Dune |
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EDIZIONE |
Sperling & Kupfer |
L’ultimo
capitolo di questa lunga esalogia racconta lo scontro finale tra la sorellanza
Bene Gesserit e la loro nemesi della Dispersione, le Matres Onorate. Il ritmo,
tuttavia, non è quello che ci aspetterebbe, ovvero incalzante ed in crescendo
per aumentare l’aspettativa della resa dei conti. Ci si trova, al contrario,
davanti ad uno stile compassato, meditabondo e malinconico, quasi da “canto
del cigno” : tutti i protagonisti principali si esibiscono in lunghe
discussioni, quasi, in un certo senso, volessero “fare testamento” perché
sentono avvicinarsi la loro fine “letteraria”, una sorta di redenzione prima
del giorno del giudizio.
La trama: L’ultima roccaforte sicura rimasta al Bene Gesserit è La Casa Capitolare. Odrade, la Madre Superiora è tormentata da sogni inquietanti mentre le temibili Matres Onorate la incalzano, sempre più minacciose. L’ultima speranza è riposta negli occupanti della non-nave “arenata” sul pianeta Bene Gesserit, in un ghola e in un disperato piano di cui la sola Madre Superiora è a conoscenza…
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