IL DOLMEN DI PIETRA
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divinità celtiche:
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a visione religiosa celtica è molto complessa. A prima vista, essi veneravano come divinità- sto parlando dei Gaeli d'Irlanda, ma un discorso analogo è applicabile a tutte le culture celtiche, non potendo sempre parlare di una unitaria- i Tuatha De Danann, che, come già visto non furono altro che uomini ritenuti probabilmente di stirpe celtica che precedettero i Gaeli nel ciclo delle conquiste di Eriu, con tutte le riserve che si possono avere sulla loro natura. Erano insomma presentati come esseri soprannaturali più che come dèi, sebbene potrebbe sembrare che siano diventati più tardi oggetto di venerazione.
In realtà, le cose sono sempre più intricate di come possa sembrare.
E' possibile che i Tuatha De Danann, in quanto dèi, non siano davvero delle singole divinità come credono coloro che sostengono la visione della religione celtica come politeistica. Forse essi non furono che simboli utilizzati per rappresentare i mille volti di un unico dio poliedrico, non dissimile da quello cristiano, che presiedeva ad ogni aspetto della vita. Questo discorso è naturalmente valido solo per ciò che concerne druidi e classi "colte"; posto anche che queste supposizioni siano vere, è improbabile che esse fossero comunque condivise dal popolo.
Markale dimostra con un ragionamento concreto come fosse del tutto improbabile che i Celti venerassero divinità antropomorfe quali sembrano essere i Tuatha De Danann nei racconti epici: se è vero che, come afferma Diodoro Siculo, il capo gallico Brenno si mise a ridere nel santuario di Delfi, deridendo la limitata visione greca del divino, che lo riduceva in sostanza a qualcosa di molto simile ad un uomo, e l'ingenuità della sua rappresentazione antromorfa, è in pratica impossibile che i Celti credessero in divinità del genere (J. Markale, Il druidismo).
E' sempre lui a far notare che le divinità indicateci da Cesare non hanno alcun significato al di fuori della sfera sociale in cui esse operano: esse sono quindi, dice Markale, solo "delle proiezioni simboliche ed immaginifiche- necessarie per il racconto- delle virtù funzionali che si svolgono nel gruppo sociale." In altre parole, delle rappresentazioni; non costituiscono quindi entità distinte, ma solo volti di un'unica realtà.
Dato per assunto questo, ci si può chiedere dove finiscano dunque le originarie figure dei Tuatha De Danann. E' possibile che essi esistessero anche in quanto creature, situate, come è noto, in un altro piano di esistenza al quale sarebbero passati dopo la loro cacciata avvenuta per mano dei Gaeli; si trovano in luoghi come La Terra della Promessa, La Terra sotto le Onde, le Isole sotto il Mare e nei Sìde. Tutte queste rappresentazioni dell'Oltretomba ci riportano ad un problema necessario da chiarire per proseguire nel discorso: la presunta e tanto decantata metempsicosi dei Celti.
Questa informazione- erronea- ci è stata trasmessa dai cronisti classici, che non sempre riuscirono ad immedesimarsi a sufficienza nell'opposta mentalità celtica. In realtà si pensa che i Celti non credessero in realtà nella reincarnazione così come la intendiamo noi; credevano, è vero, nella immortalità dell'anima, ma questa non "trasmigrava" ad un altro corpo come si crede nel culto buddista. Il "passaggio" dello spirito, anche questa testimonianza della mentalità celtica di Dio come divenire e non come essere, avveniva tra diversi mondi. Probabilmente si riteneva che esistessero infiniti piani di esistenza, ognuno forse migliore del precedente, e che le anime "migrassero" da uno all'altro di questi mondi.
La Terra della Promessa e tutti i suoi eponimi sarebbero quindi sì, l'Oltretomba, ma un Oltretomba relativo, come anche il nostro mondo diventerebbe allora l'Oltretomba di un precedente piano di realtà.
E' possibile, per tornare al discorso di prima, che i Tuatha De fossero visti allora come entità lontanamente paragonabili ai Bodhisattva, ossia creature un tempo umane ma ora differenti da noi perché appartenenti ad un superiore livello di esistenza, e detentrici perciò di privilegi superiori a quelli della nostra condizione attuale.
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