VITTIME DI GUERRA
- 1970 -
La squadra di militari avanzava nell'erba alta. Stanchi e stracarichi, tutti si chiedevano quando finalmente sarebbero giunti a destinazione e avrebbero potuto riposare.
"Se l'inferno ha un nome - pensò il fotografo - questo non può essere altri che Vietnam."
Il comandante spronava i soldati: "Forza, pappemolli! Tra poco saremo al campo e potrete riposare i vostri sederini da donnicciole! Avanti, camminate! Siete soldati o belle addormentate?". Mantenere l'immagine del capo indistruttibile era dura, perché anche lui non ce la faceva più a camminare in mezzo a quel labirinto verde, sempre con i sensi tesi a causa del rischio di eventuali attacchi dei vietcong. Ma, volente o nolente, un capo è sempre un capo e deve dare il buon esempio.
Uno dei ragazzi più giovani della squadra rivolse la parola al taciturno ragazzo con la macchina fotografica, tentando di intavolare una discussione per ammazzare il tempo (tra le tante cose che si potevano ammazzare in quel posto dimenticato da Dio) e cercare di scordarsi della fatica e del peso dello zaino sulle sue spalle.
"Ehi, fotografo! Dì un po', come mai sei venuto qui in Vietnam se non devi combattere? Non mi pare un bel posto per passarci le vacanze..."
"Oh... semplice curiosità! Volevo farmi le ossa del fotoreporter specializzato in punti caldi. Al giornale mi pagano bene, ma tutti mi dicono che ho talento e così ho deciso di mettermi alla prova per vedere se riesco a cavarmela anche in situazioni come queste..."
"Europeo, per me tu hai qualche rotella fuori posto..."
"Forse. Ma il mondo deve sapere quello che succede qui, e se nessuno glielo racconta non lo saprà mai...", disse, abbozzando un sorriso.
Charlie capì che la fotografia per lui non era un semplice hobby o un lavoro, ma una vera e propria vocazione... quasi una missione. Quel giovanotto era disposto a tutto per un'istantanea, anche a rischiare la pelle. Uno così doveva essere un tipo strano... ma comunque, gli piaceva.
La loro discussione fu interrotta dalle grida di uno dei soldati, crivellato dai colpi di uno o più cecchini vietnamiti. Il nemico li aveva attesi lungo la strada per tendergli un'imboscata. Il comandante Jackson fu il primo a realizzare il pericolo: "Maledizione, è una trappola! Presto, tutti dietro quegli alberi! Lee, Duckson... noi tre copriamo gli altri mentre si ritirano!
Svegliandosi di soprassalto, coperto di sudore e seminudo, Stefan si chiese se non fosse davvero caduto in un fiume poco prima; ogni volta che riviveva in sogno quell'esperienza, gli sembrava più realistica.
In quelle condizioni non sarebbe mai riuscito a riprendere sonno, così si alzò per distrarre la mente. Andò a sedersi sulla sua sedia a dondolo, e facendosi cullare da quel dolce andirivieni ripensò alle molte cose che aveva fatto, alle meraviglie e alle atrocità che aveva visto, alle avventure che aveva vissuto. Vecchie foto appese al muro lo chiamavano, gli sussurravano le sue vecchie glorie di gioventù, ognuna con una storia da raccontare. Ecco il soldato ferito, il bambino africano affamato e pieno di mosche, il Papa, il torneo di Formula 1... ogni foto era un'intera vita, una finestra sull'esistenza di qualcuno, un momento che il suo occhio di vetro aveva rubato e conservato per sempre. Per lui non era solo un lavoro, no... era qualcosa di più. Era il suo compito. Catturare istanti di vita, piccoli o grandi momenti dell'esistenza... quanto ci può essere in una foto? La gente non capiva queste cose, ma lui sì: le foto avevano un'anima. La macchina fotografica era la sua compagna, la curiosità di scoprire e capire sua sorella... fino a quel giorno terribile, in cui furono distrutti insieme un sogno e due vite.
Stefan aprì un cassetto di legno, traendone fuori una bottiglietta metallica; whisky di media qualità, ma lui era uno che si accontentava. Mentre la sorsata gli bruciava ancora in gola, immerse nuovamente la mano in quel cassetto polveroso, stavolta tirando fuori una fotografia che non amava esporre. Stefan la fissò intensamente per numerosi istanti. La foto ritraeva lui insieme a una donna giovane e molto bella, con lunghi capelli neri e lisci e gli occhi a mandorla e il sorriso luminoso. Lei teneva in braccio un bambino ancora in fasce.
Stefan passò le dita sulla parte della foto che ritraeva lei, come per ritrovare il contatto con una persona che era perduta da tempo, dopodiché strinse nella mano un ciondolo di legno raffigurante mezzo cuore che portava al collo. Una lacrima gli rigò il volto. Staccò lo sguardo da quella foto e se la posò sul petto, dopodiché si volse a guardare la luna la cui luce lo illuminava attraverso la finestra; dopo un po', sprofondò nuovamente nel sonno.
Riaprendo gli occhi, il giovane si accorse di non essere morto... e la cosa lo sorprese.
Cercando di capire dove si trovava, realizzò di essere disteso su un letto di giunchi intrecciati all'interno di una capanna. Il sole filtrava tra gli interstizi delle pareti. Il ragazzo fece per alzarsi, ma un lancinante dolore al fianco lo convinse a restarsene buono. Il suo gemito sembrò attirare l'attenzione di qualcuno in un'altra stanza.
Accorgendosi che la ferita era stata fasciata, capì di non essere granché in pericolo e si tranquillizzò. La tenda che fungeva da séparé si scansò, e nella stanza entrò un uomo dagli occhi a mandorla sulla quarantina, che lo guardò fisso senza proferire parola. Il ragazzo, ancora confuso e incapace di fare domande, rimase zitto a guardarlo in attesa. L'uomo si fece da una parte, e scansò nuovamente la tenda facendo entrare una giovane sui 17-18 anni. La ragazza era davvero bellissima: la pelle abbronzata, gli occhi e i capelli neri, snella e anche abbastanza alta per una orientale, emanava grazia e dolcezza; al collo portava un ciondolo di legno a forma di cuore. Più che di una contadina, aveva l'aria della principessa: per quel povero fotoreporter ferito e confuso, una gioia per gli occhi. Alla sua vista, si sentì subito più rilassato.
La ragazza parlò. Aveva una voce davvero molto bella.
"Finalmente tu svegliato: io contenta. Mio nome è Hana."
"Meno male,", pensò, "almeno questa parla inglese..."
"Uh... ciao, Hana. Dimmi, come sono finito qui? E quanto tempo sono rimasto incosciente?"
"Tu dormito per tre giorni. Io trovato te su riva di fiume. Io non voleva aiutare soldato americano, ma capito che se io non faceva tu moriva. Così io raccolto te con mia sorella, portato qui e curato. Tu fortunato: fiume raramente perdona. Mio padre non molto contento: lui dice che soldati americani tutti cattivi, che loro invaso nostra terra e ucciso nostra gente, e forse lui ragione. Ma io non voleva abbandonare te."
L'uomo uscì silenziosamente dalla stanza: evidentemente, non provava molta simpatia per lo straniero che quell'incosciente di sua figlia aveva avventatamente accolto.
La ragazza si avvicinò al letto e gli tese una ciotola di riso.
"Tieni: tu mangia e recupera forze, così tu va via in fretta. Mio padre non vuole te qui."
Il ragazzo, a pancia vuota da ben tre giorni, si gettò sulla povera ciotola di riso come un leone su una gazzella innocente.
"Capisco, Hana. Grazie di tutto. Mi hai salvato la vita: senza di te non sarei qui."
"Quale è tuo nome, americano?"
"Io non sono americano, e neppure un soldato. Il mio nome è Stefan. Stefan Vladuck.".
CAP. 2 - Krystal-7!
- Ducklair Tower, ore 7.30 -
"Buongiorno, eroe! Dormito bene?"
Paperino entrò nel piano segreto con due occhiaie formato gigante. Aveva passato una nottata tremenda: la ronda era andata molto per le lunghe, a causa di un inspiegabile aumento della criminalità. Aveva passato tutta la notte a combattere e sventare rapine e sparatorie... insomma era stanco morto, e Uno ci rideva pure sopra.
Paperino si limitò signorilmente a passare oltre a testa bassa, senza rispondere allo humour artificiale (a parte un sommesso "GROWL") e Uno capì che non era il caso di infierire.
"Su col morale, vecchio mantello! Ricordati che oggi ritornano finalmente dal campeggio i tuoi nipotini, così te ne tornerai a dormire a casa tua senza sentirti solo! Non sei contento?"
Già, era vero... almeno avrebbe rivisto un po' i suoi cari nipotini! Quanto gli erano mancati, sempre in giro per il mondo! E poi, la scuola stava per ricominciare...
"Preparami un caffè triplo, per piacere, o oggi non mi reggerò in piedi... questo secondo lavoro diventa sempre più faticoso."
"Sarà pronto tra pochi istanti. Intanto siediti e goditi il notiziario."
Quello che vide lo sorprese abbastanza: c'era Lyla che intervistava Mary Ann Flagstarr al notiziario di Canale 00.
"Tenente Flagstarr, potete spiegarci l'aumento di criminalità registrato a Paperopoli nelle ultime settimane?"
"Esistono molti fattori sociali concomitanti per spiegarlo, ma il vero motivo è questo."
La Flagstarr esibì un sacchetto pieno di piccoli cristalli rosa della forma ognuno di un pallone da calcio.
"Questo si chiama Krystal-7. Si tratta di una nuova droga sintetica che si è recentemente diffusa negli Stati Uniti e a Paperopoli, di grande successo specie tra i più giovani. Per il controllo del mercato è scoppiata una guerra fra gang mafiose, il che spiega l'aumento di morti violente nelle ultime settimane. In più, a questo vanno aggiunti gli effetti di questa droga, che non migliora certo la situazione."
Per Paperino fu quasi come cadere dalle nuvole. Droga e mafia nella SUA città? E da quando? Come aveva fatto Paperopoli a cambiare così tanto in così poco tempo? E soprattutto, dove diavolo stava andando a finire?
"Tenente Flagstarr, potete spiegarci quali sono gli effetti di questa droga su chi ne fa uso?"
"Il Krystal-7 è una sostanza stupefacente molto potente. La sua assunzione provoca un temporaneo stato di ebbrezza sfrenata, facendo saltare completamente tutti i meccanismi inibitori dell'organismo. La dipendenza che ne deriva è fortissima già alla seconda dose. Per questo chi la assume compie atti criminosi, perché non ha più alcun controllo su di sé e non distingue più tra i concetti di giusto e sbagliato. L'unico effetto visibile sull'organismo del drogato è la colorazione violacea che assume la pelle nella zona del collo. Chi assume più di una capsula in mezz'ora, va in overdose: a dei brevi dolori allo stomaco succede uno stato di follia violenta che dura pochi minuti. Dopodiché, il soggetto muore per eccesso di endorfine e adrenalina nel sangue."
Delle macchie viola... ora che si ricordava, aveva visto delle macchie viola sul collo di alcuni dei ragazzi che aveva arrestato l'altra sera, ma lì per lì non ci aveva fatto molto caso; adesso, però, capiva pienamente l'entità e la gravità del fenomeno, e ne era sbalordito.
"E cosa si deve fare in caso di sovra-assunzione di Krystal-7?"
"L'unica cosa che si può tentare per salvare un drogato in overdose è trasportarlo al centro medico più vicino, ma la sopravvivenza dipende molto dalla resistenza fisica del soggetto. Se si arriva in ospedale entro 15 minuti dall'assunzione, ci sono buone probabilità che il paziente si salvi; ma oltre questa soglia di tempo massimo, è difficile uscirne vivi."
"Ancora una domanda, tenente: può dirci quali sono i soggetti a rischio per questo tipo di droga?"
"Il Krystal-7 non ha una vera e propria categoria di soggetti a rischio, chiunque di qualunque età, sesso e ceto sociale può farne uso perché si è diffusa in modo strabiliante soprattutto nelle scuole pubbliche. In particolare, però, questo stupefacente sembra essersi diffuso tra i ragazzi tra i 10 e i 18 anni per il basso costo e la facilità di reperimento. A questo proposito stiamo conducendo indagini mirate specialmente nelle scuole per arrestare gli spacciatori, accompagnate da una campagna di sensibilizzazione al problema anche presso i ragazzi; anche così, però, resta pur sempre una battaglia difficile a causa della diffusione capillare e dell'ottima organizzazione di cui godono i cartelli criminali che ne gestiscono l'importazione e la distribuzione. Proprio l'altro giorno ho condotto personalmente un'operazione federale coordinata con la sezione antidroga della polizia in cui è stato posto sotto sequestro un deposito pieno di Krystal-7 appena sbarcato nel continente, azione che ha portato all'arresto di una cinquantina di persone; purtroppo, però, restano ancora da scoprire molti traffici segreti e punti di scambio, e la piaga del Krystal-7 continua a imperversare. Stiamo tutti facendo il possibile per arrivare ai vertici delle organizzazioni criminali, ma non è facile."
"Grazie, tenente Flagstarr. Qui Lyla Lay, per Canale 00. A voi la linea, studio."
"Il telegiornale termina qui. I nostri programmi proseguiranno con un documentario sulla vita sociale dei criceti..."
"Spegni la tv, Uno: ho sentito abbastanza per oggi."
Paperino non credeva alle sue orecchie: per la prima volta, si rese davvero conto di quanto una città un tempo serena e tranquilla stesse degenerando in una metropoli dove mafia, droga, criminalità e cose anche peggiori erano all'ordine del giorno. E lui cadeva dalle nuvole, maledizione! Dovrebbe essere il supereroe cittadino, tenere sempre in mano la situazione, essere pronto ad affrontare questo genere di cose... e invece si sentiva un sacco di patate con la mascherina.
"Socio, il caffè è pronto... ma non più hai l'aria di quello che ne ha bisogno. Da quello che ha detto il telegiornale e l'espressione che ha assunto la tua faccia, mi permetto di stimare al 94,5% che intendi fare qualcosa per questa storia... o sbaglio?"
"Dai una lucidata alla Pi-kar per domattina, Uno, assicurati di aver fatto il pieno. Un agente segreto del PBI a rapporto dal suo superiore non deve fare brutta figura.".
Dopodiché si vestì e andò al lavoro senza dire altro.
Col tempo e le cure amorevoli di Hana, le ferite di Stefan guarirono. Con la scusa di sdebitarsi per l'aiuto ricevuto (ma la verità era che non voleva separarsi da quella ragazza), Stefan iniziò a lavorare per la famiglia che lo aveva ospitato, dando una mano col bestiame e i lavori domestici; così, invece di qualche settimana, finì per fermarsi molti mesi conquistandosi addirittura le simpatie dello scorbutico padre di Hana e del resto della famiglia: gli occidentali forse non erano poi così malvagi, e i "musi gialli" non erano tutti quelle bestie assetate di sangue di cui parlavano i soldati nei loro racconti. In quel villaggio, isolato e relativamente lontano dalle rotte dei bombardieri americani, la vita scorreva serena, e Stefan poté pensare a molte cose, tra cui prima di tutto l'assurdità di questa guerra così sanguinosa che tanto dolore stava arrecando ad entrambe le parti. I ragazzi americani mandati a morire in questo mattatoio proprio come Charlie, che non avrebbero più rivisto il loro paese, e la gente tranquilla e pacifica di questi luoghi, che desiderava solo coltivare in pace la propria terra invece di essere coinvolti in questo inferno di sangue e bombe: tutte vittime di stupidi giochi di potere di gente interessata solo ai propri profitti derivanti dalla vendita di armi, degli intrighi politici e di chissà che altro... chissà, forse questa guerra era scoppiata perché qualcuno nelle alte sfere aveva perso una scommessa! Chi poteva dirlo? Ma in quel piccolo villaggio di pastori e agricoltori, Stefan si sentiva lontano milioni di chilometri da quella follia, in pace con sé stesso e con il mondo... e poi, a fargli compagnia c'era la dolce Hana, sempre più bella, gentile e sorridente, tanto che la sua vicinanza non gli bastava mai.
CAP. 3 - Quo
Il pulmino delle giovani marmotte si arrestò con un fischio di freni davanti a Paperino, alla stazione di Paperopoli, e una fiumana di boy-scout strepitante ne discese quasi travolgendolo. Tra abbracci di genitori e grida di bambini con zaini enormi, Paperino finalmente agganciò con lo sguardo i suoi nipoti, che una volta raggiuntolo gli si gettarono addosso per salutarlo.
"Zio Paperino! Non sai quanto ci sei mancato!"
"Abbiamo un sacco di cose da raccontarti! Siamo stati decorati con una sacco di medaglie al merito, abbiamo visto mezzo mondo, aiutato specie in difficoltà e... il più bravo di tutti però è stato Quo, che è riuscito addirittura a vincere la Grande Medaglia al valore per la natura: la massima onorificenza che possa ricevere un generale delle GM!"
"Sono orgoglioso di voi, ragazzi: ma faremo meglio a parlarne a casa! Su, andiamo!"
Tutti e tre i ragazzi furono molto allegri per tutta la durata del viaggio in macchina, ma Quo stranamente parlò delle sue avventure con meno enfasi degli altri, cosa che a Paperino apparve un po' strana. "Sarà la stanchezza del viaggio", pensò.
Paperino ascoltò con piacere la logorrea di avventure dei suoi tre piccoli Indiana Pipps per tutto il resto della giornata, tanto che quando fu il momento di andare a letto erano tutti sfiniti, vuoi per l'attenzione, vuoi per la voce consumata. A causa della stanchezza, però, Paperino non notò un particolare alquanto strano: mentre Qui e Qua esponevano con cura i loro nuovi trofei e medaglie sulle loro mensole personali, Quo neanche li tirò fuori dai bagagli, senza neppure curarsi della Grande Medaglia; tuttavia, intenti com'erano alle loro, nessuno lo notò.
- Vietnam del Sud, 1973 -
Mentre l'ex fotografo (oramai la sua macchina fotografica faceva da divano ai pesci) era intento alla nobile attività di mungere una vacca, Hana gli si avvicinò dopo averlo osservato per qualche minuto, e si sedette accanto a lui.
"Stefan, io vorrei fare a te una domanda."
Stefan notò che, grazie alla sua vicinanza, l'inglese di Hana era migliorato: imparava in fretta. Oltre che bella, era anche sveglia.
"Dimmi pure, Hana."
"Se tu non americano, allora perché venuto qui? Cosa facevi in tuo paese?"
"Io? Beh, ecco... facevo il fotografo."
"Cosa è... "fotografo"?
"Beh, uh, io... avevo una macchina che... quando vedevo qualcosa che... è un po' difficile da spiegare per chi non ha mai visto una macchina fotografica!"
"E perché venuto qui?"
"Non lo so con certezza... so soltanto che sentivo dentro di me una irresistibile spinta a vedere altri luoghi, a scoprire nuove cose, a esplorare e comprendere, fin da quando sono nato. Ho soltanto 24 anni, eppure ho già visto molto più di quanto molta gente veda nel corso di un'intera vita... ma non mi bastava, non mi bastava mai. Finché un giorno, per sventura (ma forse è stata una fortuna) sono arrivato qui... e da allora non ho più sentito l'esigenza di spostarmi. Mi sento a casa... qui con te, Hana."
"Anche io sto bene con te, Stefan."
Detto questo, la giovane vietnamita si alzò e tornò alle sue occupazioni.
- Paperopoli -
Le guardie davanti alla sede del PBI furono abbastanza impressionate dall'acrobatico atterraggio della Pi-kar a pochi metri da loro, ma cercarono di non darlo a vedere. Come aveva già fatto una volta, Pk scese con un balzo e gli andò incontro, stavolta però baldanzoso e sicuro di non avere noie: il suo tesserino da agente segreto era già pronto nel taschino. Stavolta li avrebbe fatti rimanere tutti come salami.
Stava proprio per dire: "Ehi, ragazzi, fatevi da parte: 007 ha una missione da compiere!" quando le guardie lo anticiparono.
"Benvenuto, agente Paperinik: il tenente Flagstarr vi sta aspettando. Passate pure."
Vedendosi rovinata l'entrata a effetto, Pk ci restò molto male e tentò di riprendersi, cercando di darsi un tono da ufficiale: "Ehm... Grazie, ragazzi! >>koff!<< Comodi, niente saluto! Tornate pure al vostro lavoro, grazie!". Si sentì tremendamente ridicolo, ma comunque meno di quanto lo fosse veramente. Un... anzi, MEZZO ufficiale con tanto di mantello e berretto alla marinara! Le guardie lo assecondarono, ma una volta entrato nell'edificio scoppiarono in una sonora e lunga risata che Paperino finse di non sentire. Cominciavamo male...
- Stessa mattina, alla scuola frequentata dai nipotini di Paperino -
La campanella annunciò fragorosamente la ricreazione appena la professoressa ebbe finito di assegnare i compiti. I ragazzi sciamarono allegramente fuori dalla classe, riversandosi nel giardino. Qui chiamò il fratello: "Ehi, Quo, non vieni a giocare a palla?"
"No, oggi non mi va: andate pure tu e Qua!"
"Che hai, fratello? È già da qualche giorno che sei strano."
"Io, strano? Che intendi dire?"
"Non fare il finto tonto con me! Credi che non me ne sia accorto? Al campeggio non partecipi più come una volta, durante i giochi ti annoi, non ti va più di frequentare gli amici. Insomma, mi vuoi dire che succede?"
"Non dire scemenze! Sono solo un po' giù di corda! E poi, voi fate tutti giochi da ragazzini!"
"Che c'è, ti senti troppo grande per giocare con noi?"
"Lasciami in pace!". Così dicendo, Quo si allontanò infuriato dal fratello.
CAP. 4 - PBI Secret Agent
- Quacktico -
Pk bussò alla porta, e una voce femminile lo invitò ad entrare.
L'ufficio di Mary Ann Flagstarr era perfettamente in ordine, arredato con gusto impeccabile; tutti i soprammobili erano in armonia fra loro, non c'era una matita fuori posto o una sola carta nel cestino. Rispecchiava perfettamente la personalità della sua occupante. Al confronto, quello di Angus Fangus era una vera discarica di rifiuti tossici (lui in testa).
"Sei in ritardo,", disse il tenente Flagstarr, "ti aspettavo già da parecchio."
"Dunque, ero atteso?"
"Via, il supereroe della città non può certo ignorare un'invasione di droga sintetica e un'ondata di criminalità senza precedenti! Altrimenti, che protettore saresti?"
"Sei sveglia, tenente."
"Fa parte del mio lavoro. Dunque, basta convenevoli e passiamo alle cose serie, agente Paperinik. Suppongo mi avrai visto al telegiornale, quindi saprai già quello che tutti i civili sanno."
"Già, ma suppongo che ora mi racconterai qualcosa che non so."
"Sei sveglio, eroe."
"Fa parte del mio lavoro."
"Ebbene, la sezione scientifica ha analizzato dei campioni di Krystal-7 provenienti dai magazzini scoperti, e... sono rimasti a bocca aperta. Ed è qui che entri in gioco tu: speravamo potessi illuminarci."
"In che modo?"
"Beh, vedi... alcune componenti del Krystal-7 hanno... come dire... origini sconosciute. Nessuno ha mai visto molecole del genere... sulla Terra, almeno."
Per alcuni istanti, il gelo scese nella stanza.
"Mi stai dicendo che questa droga sintetica sarebbe di origine... aliena?"
"Non lo so. Sei tu l'esperto di alieni & affini, qui: devi dircelo tu. Fai analizzare questi campioni dalla tua intelligenza artificiale, e vedi se puoi farci sapere qualcosa di più di quello che ci ha detto la scientifica."
"Allora è una fissazione, la vostra! Non è di me che avete bisogno, ma di Uno!"
"Calma le tue crisi depressive, agente Paperinik: tu dovrai aiutarci a smantellare l'organizzazione che detiene attualmente il controllo del traffico di droga. Ma di questo parleremo più avanti, quando ne sapremo di più sul nostro nemico."
- 1975 -
Il fiume scorreva tranquillo nel suo letto, come se non ci fosse un solo problema al mondo, e Stefan lo contemplava appoggiato ad un albero, ipnotizzato dalla sua calma e dal canto delle cicale poco dopo il tramonto. Lasciandosi cullare da quel sottofondo, iniziò a rievocare dei ricordi del suo passato. Pensò alla sua infanzia nella vecchia Europa, a quando era solo un bambino che girava il continente con il circo bulgaro dei suoi genitori; aveva visto tanti più posti di quanti potesse ricordare, aveva imparato a parlare diverse lingue, ma non aveva mai potuto mettere radici da nessuna parte, perché bisognava sempre ripartire, spostarsi, cambiare: era dovuto diventare uomo in fretta, troppo in fretta, ma per necessità. All'età di 15 anni, decise di farla finita con la vita di vagabondaggio del circo e si imbarcò su una nave per l'America, con un biglietto di terza classe in una mano, frutto di una vita di risparmi, e una valigetta di cartone piena di speranze nell'altra. I primi anni furono duri: dovette fare molti lavori umili e a volte dormire per strada prima di raggiungere il successo come fotografo, ma non se ne pentì mai, nonostante le dure prove a cui la vita lo sottopose; e alla fine, all'età di vent'anni, si era conquistato una casa e un lavoro degni di tale nome. Una volta guadagnata una degna posizione sociale, però, riaffiorò in lui lo spirito del giramondo, il desiderio di viaggiare e di scoprire; e capì che oramai ce l'aveva nel sangue, che non si poteva soffocare un istinto vecchio quanto lui stesso fra quattro mura. Una vita sedentaria non poteva attirarlo: aveva bisogno di emozioni. E ne trovò. Anche troppe...
I suoi pensieri furono bruscamente interrotti da una doccia di acqua gelata proveniente dall'alto, che fece letteralmente saltare su il povero Stefan dal suo giaciglio di erba e legno.
"Aaaah! Ma che accidenti...?!"
"Un soldo per i tuoi pensieri, Stefan!"
La bella Hana era appollaiata a testa in giù su un ramo un metro sopra la sua testa; una ciotola di legno ancora bagnata tra le mani la incriminava senza ombra di dubbio.
"Dubito che valgano poi tanto. Ma che ti salta in mente? Cercavi forse di affogarmi?"
"Eh eh eh! Sei così buffo, bagnato fradicio!"
"Ah, io sarei buffo, eh? Vedrai quanto lo sarai tu, dopo che ti avrò fatto fare un bel bagno nel fiume! Vieni qua!"
"No! Aaah!"
Stefan cercò di acchiapparla con un salto, ma l'agile vietnamita si scansò e fuggì tra i rami.
"È più agile lei di una scimmia!", pensò Stefan.
"Dì un po', credi forse di cavartela così? Adesso vengo su a prenderti!"
"Vediamo se ci riesci!"
Con il fisico che si era fatto a forza di raccogliere riso, mungere vacche e portare acqua, in pochi istanti Stefan le fu addosso. Lei fu costretta alla ritirata su un ramo sporgente sopra il fiume, mentre lui la incalzava sempre più da vicino.
"Ormai sei mia, non vai più da nessuna parte!"
"Tu dici?"
"Ti ho presa!"
Stefan si gettò addosso ad Hana per acchiapparla, ma con uno scatto fulmineo lei si girò di lato evitandolo; il suo slancio, però, lo fece scivolare e pur di non cadere nell'acqua fu costretto ad aggrapparsi al ramo. L'acqua era distante due, al massimo tre metri.
Stefan pensò tra sé e sé che quella situazione gli ricordava qualcosa, ma accantonò il pensiero.
"Aaah! Aiuto, Hana! Non so nuotare! Dammi una mano!"
"Solo se domani mungi le vacche al posto mio!"
"Piccola ricattatrice che non sei altro..."
Un sinistro scricchiolio li riportò alla realtà: il ramo non era abbastanza forte da sorreggere il peso di tutti e due.
Stefan approfittò della distrazione di Hana per afferrarle un piede: se doveva cadere, le sarebbe venuta appresso.
"No, Stefan, lasciami! Il ramo sta per crollareeeeeee...#!"
Il povero albero perse un'appendice con un sonoro CRACK, e i due giovani precipitarono nel fiume come sassi.
Stefan ci mise poco a riemergere, visto che in realtà sapeva nuotare benissimo, la corrente era debole e il letto del fiume abbastanza basso da toccarne il fondo con i piedi.
"Accidenti, che volo, Hana... Hana? Hana, dove sei? Avanti, basta con gli scherzi, adesso vieni fuori..."
Nessun segno di vita. Stefan cominciò a preoccuparsi.
"Dai Hana, ora basta! Mi stai facendo preoccupare!"
Nulla.
"Hana, maledizione! Dove sei?"
Nulla.
Stefan si rituffò per cercarla un paio di volte, ma niente: era come se fosse scomparsa. Perdipiù, l'acqua di notte era nera come petrolio e questo non facilitava certo le cose. E se il ramo l'aveva colpita e la corrente trascinata via? No, impossibile: non era abbastanza forte. Ma allora dove... >>SPLASH!<<! Uno schizzo d'acqua lo colpì in piena faccia.
"Ha ha ha, ti ho fregato di nuovo!"
"Piccola intrigante, ti sembrano scherzi da fare? Adesso ti affogo io!"
Hana lo prese in giro lanciandogli una linguaccia.
"Vieni qui! Stavolta sei mia!"
"Aaah! Aiuto!"
"Grida pure quanto vuoi, tanto adesso..."
Stefan si interruppe a metà frase.
Si era appena reso conto di avere tra le mani la ragazza dei suoi sogni, in un posto bellissimo, al chiaro di luna, con la musica della natura che faceva da sottofondo. Eppure non riusciva minimamente ad apprezzare tutto questo, perché la sua attenzione era completamente attirata dai bellissimi occhi di Hana... occhi innamorati. Le parole lasciarono il posto agli sguardi, gli sguardi cedettero ai baci, e l'amore tanto a lungo represso esplose in una tenera gioia senza confini, in un completamento reciproco per troppo tempo anelato e finalmente compiuto. La luna affievolì la sua luce, le piante distesero le loro foglie a celare i due giovani amanti.
Se mai Stefan aveva avuto il senso della perfezione, era stato allora.
CAP. 5 - Rivelazioni
- Ducklair Tower, oggi -
"Allora, Uno? Hai completato le analisi?"
"Dammi ancora un paio di secondi... ecco, ci sono."
"Mpf. Era ora..."
"Senti, socio, se sei arrabbiato perché ti senti inutile, mi dispiace, ma non è colpa mia."
"Sì, va bene, scusami... hai ragione. Comunque, lasciamo perdere e passiamo alle cose serie. Cos'hai scoperto?"
"La scientifica del PBI aveva ragione a dire che le componenti del Krystal-7 hanno origine sconosciuta. E, reggiti forte, socio... sono evroniane."
"COSA?!"
"Hai sentito bene. Comparando i dati con quelli in nostro possesso ho scoperto che l'ingrediente principale di cui è composto il Krystal-7 è derivato da un enzima che si trova in abbondanti quantità nelle spore evroniane."
"Ma... ma questo è pazzesco! Che significa, che adesso gli evroniani si sono messi a vendere droga?"
"A meno che non sperino di sterminarci a forza di pere, non credo proprio."
"Ma allora, cosa... cavolo, la faccenda si complica, se davvero ci sono di mezzo anche gli evroniani!"
"Credo che qui non si tratti di semplice droga: secondo me c'è in ballo più di quanto possiamo immaginare."
"Ragioniamo con calma: che ne sa la mafia degli evroniani? Come fa ad avere delle sostanze derivate dalle spore?"
"Beh, l'unico modo per estrarre questo enzima è avere delle spore a portata di mano; ma dove sarebbero queste spore? Abbiamo distrutto le loro piantagioni. Possibile che esistano altri campi di cui non siamo a conoscenza? Come potrebbero sopravvivere, se non sono situate lungo l'asse geodetico emozionale terrestre? E soprattutto, perché gli evroniani lascerebbero agli umani tanta libertà da permettergli di avvicinarsi alle spore?"
"Aspetta un momento... ti ricordi che, qualche tempo fa, abbiamo scoperto che il governo terrestre stava segretamente conducendo delle trattative commerciali con gli evroniani?"
"Sì, ma evidentemente si tratta solo di una finta, perché gli evroniani credono ancora all'esistenza del virus che..."
"Certo, ma... se non fosse tutta una finta? Se qualcuno stesse davvero commerciando con l'Impero, e la base per il Krystal-7 fosse la merce?"
"Ma questo è... assurdo! Allora, cosa c'entrerebbe la mafia con gli evr... aspetta un momento... non starai mica insinuando che il governo americano permetta agli evroniani di piantare spore, in cambio di qualcos'altro? E di che cosa, poi? E la mafia, che ruolo avrebbe in tutto questo?"
"Forse la mafia è solo una pedina in un gioco più grosso."
"Contro che cosa stiamo combattendo, Pk?"
"Vorrei non scoprirlo mai."
- Casa di Paperino, pomeriggio -
I nipotini di Paperino erano soli in casa a studiare.
>>DRIIIN!<<
"Il campanello! Vado ad aprire..."
"No, lascia, fratello... vado io.", disse Quo al gemello Qui.
Quo aprì la porta: c'erano tre ragazzi dall'aria poco raccomandabile, con l'aria dei bulli.
"Quo, chi è alla porta?", chiese Qui.
"Oh... nessuno, amici miei. Ragazzi, io esco: ditelo voi allo zio Paperino."
"Ma... dobbiamo ancora finire i compiti, e poi abbiamo la partita di biglie con Tommy e Sandy! Dove hai intenzione di andare?"
"Oh, insomma, fratello... sono fatti miei! Lasciami respirare! Dì a Tommy e Sandy che sarà per un'altra volta, e che avevo da fare con delle persone serie!"
"Ora basta, Quo! Che ti sta succedendo? E chi sono questi... nuovi amici? Non mi piacciono per niente, hanno l'aria da delinquenti!"
"Ehi, ragazzino, se non la pianti ti spacco il muso!", urlò uno dei ragazzi.
"Attento a come parli!", intervenne Qua.
"Perché non ci provi, teppista?", lo sfidò Qui.
"Fermo, Joy! Lasciali perdere, questi falliti! Sono solo degli stupidi ragazzini! Andiamocene via..."
"La prossima volta che ti incontro ti farò sputare tutti i tuoi stupidi denti da latte!"
"Quo! Fermati subito! Torna qui o dirò tutto a zio Paperino!"
"Sto tremando!"
"QUO!"
>>SBAM!<< La porta gli si chiuse in faccia: suo fratello era bello che andato. I due paperini si guardarono l'un l'altro, sbalorditi dal comportamento inqualificabile del fratello. Cosa lo spingeva a comportarsi così? Chi erano quei bulli con cui se la faceva?
"Cosa facciamo?", chiese Qua.
"Aspettiamo lo zio Paperino, e appena torna gli diciamo tutto; speriamo che lui sappia cosa fare."
- Quacktico -
Pk espose alla Flagstarr le sue scoperte e le sue conclusioni, senza tralasciare di informarla sul ruolo degli evroniani. Lei non si aspettava che il Governo potesse arrivare a tanto, ma in fondo non si sorprese più di tanto: conosceva segreti ben più inconfessabili di questo. Poi, le venne in mente qualcosa.
"Ti ricordi quando ti dissi che stenteresti a credere a quanti segreti ho dovuto far finta di dimenticare, e di come questi facciano parte del mio lavoro?"
"Sì."
"Allora ho qui qualcosa che potrebbe fare al caso nostro."
Mary Ann Flagstarr si alzò dalla poltrona e si diresse verso il suo archivio, aprendo il cassetto della lettera "X", dove erano archiviati tutti i casi misteriosi o irrisolti, e scorse tra le cartelle fino a trovare quella che le interessava.
"Ecco qui."
Pk aprì il fascicolo; al suo interno c'era un rapporto e alcune foto che ritraevano un uomo e una bambina.
"Che significa?"
"Due mesi fa, la polizia ha fermato quest'uomo mentre era in stato semi - confusionale; quando le guardie hanno tentato di separarlo dalla bambina, le ha aggredite ferocemente. Una volta al distretto, ha farneticato di essere fuggito da una specie di prigione dove era stato portato con la forza dopo essere stato rapito dalla strada, e che lì c'erano degli alieni che volevano mangiare la sua mente o roba così; raccontò di un complotto affermando il governo era implicato e voleva tenere nascosto tutto, perché era in combutta con gli alieni. Quando gli fu chiesto della bambina che era con lui, disse che anche lei era stata catturata, e che fuggendo l'aveva liberata e portata con sé. Ovviamente, nessuno gli credette e fu posto sotto custodia cautelare in un ospedale psichiatrico, sospettato di rapimento, mentre la bambina è stata affidata a un centro di assistenza sociale in attesa di sviluppi. Ovviamente, abbiamo cercato di rintracciare i suoi genitori, ma non siamo neanche riusciti a identificarla... sembra non essere registrata da nessuna parte. È come se non esistesse."
"E la bambina, cosa ha raccontato?"
"Non ci ha raccontato nulla: è muta, o almeno così sembra, e non conosceva il linguaggio dei segni. Forse soffre anche di una leggera forma di autismo, così non siamo riusciti a cavare niente da lei."
"Potrebbe essere molto importante parlare con questo tizio; è ancora all'ospedale?"
"No, purtroppo: è inspiegabilmente scomparso circa una settimana dopo il suo arresto, forse fatto evadere dall'esterno o rapito chissà in che modo. La bambina, invece, è ancora nel centro di accoglienza St. Vincent, qui a Paperopoli."
"Allora devo vederla prima possibile."
"Avrà a malapena 6 anni e non parla; credi di riuscire davvero a tirarne fuori qualcosa più di noi?"
"Non lo so, forse. Ma se non ci provo, non lo sapremo mai."
"Ho la macchina qui fuori. Guido io."
"Per forza: la Pi-kar è monoposto."
CAP. 6 - Hope
- 1975 -
Stefan e Hana erano distesi sulla sponda del fiume, l'uno accanto all'altra.
"Stefan, voglio farti un regalo."
"Un regalo? Non credo ci sia regalo che ti possa superare."
Hana sorrise dolcemente.
"Tieni, sciocco: è questo il regalo che voglio farti!"
Hana si sfilò il ciondolo a forma di cuore che portava al collo, e lo spezzò in due, dandone una parte a Stefan. Il ragazzo se lo mise al collo.
"Grazie, Hana: è bellissimo."
"Questo ciondolo mi è stato regalato da mio fratello per il mio 18° compleanno, e quando me lo ha dato mi ha detto che avrei dovuto condividerlo solo con l'uomo che amavo, così saremmo stati uniti per la vita. Ora io lo divido con te, donandoti parte del mio cuore; ovunque tu andrai, qualunque cosa farai, io e il mio amore saremo sempre con te."
"Questa è la cosa più bella che..."
Hana gli mise una mano intorno al becco, serrandoglielo.
"Basta parlare: i nostri cuori hanno già detto tutto quello che c'era da dire. Adesso baciami."
Fu così che Stefan iniziò a familiarizzare col concetto di "Nirvana".
- Paperopoli, centro sociale St. Vincent -
L'edificio era vecchio di almeno un secolo, con le sbarre alle finestre e il portone di legno; Mary Ann aveva raccontato a Pk che nella prima metà del '900 era stato un manicomio, prima di diventare un centro di assistenza sociale. Il tenente Flagstarr picchiò all'uscio con il maniglione di ferro; in quel posto, il tempo sembrava essersi fermato.
"Ma di' un po', ti sembra il posto dove tenere una bambina così piccola?"
"E tu, hai idea di quanti orfani ci sono in questa città? Lo so che da fuori non è un granché, ma ti assicuro che dentro è meglio."
Uno sportellino scorrevole si aprì e due occhi attempati si affacciarono alla feritoia.
"Chi è?", chiese una voce femminile sgraziata.
"Agenti Mary Ann Flagstarr e Paperinik, PBI."
"Vorremmo parlare con una detenut... ehm, ospite.", aggiunse Pk, correggendosi quando Mary Ann gli lanciò un'occhiataccia.
Il pesante portone si aprì con un cigolio. La custode era una papera vecchia e rugosa, dall'aspetto volgare. Pk disse tra sé e sé che se fosse stato in un posto del genere per più di un'ora, sarebbe evaso immediatamente.
"Entrate. Con chi volete parlare?"
"Con quella bambina muta di cui non si sa neanche il nome."
"Ah! Quel piccolo mostriciattolo, se ne sta sempre zitta in un angolo, non parla mai con nessuno e non fa altro che disegnare cose senza senso. Non so perché vogliate vederla, ma vi assicuro che non aprirà bocca. Non lo ha mai fatto con me in due mesi, figuratevi con voi..."
"... non mi sorprende...", aggiunse a parte Pk.
"Per quanto riguarda questo, lasciate fare a noi. Limitatevi a portarci da lei."
"Va bene, va bene... seguitemi."
Se non altro, la Flagstarr aveva ragione: anche se l'istituto all'esterno era orribile, all'interno era decente: non un albergo, ma poteva andare. Tuttavia, tra i corridoi e nelle stanze, aleggiava un'atmosfera di tristezza, di solitudine quasi palpabile... penetrante. Chissà quante storie tristi avevano visto quelle vecchie mura, quanti volti di innocenti che la vita aveva privato della felicità.
Per alcuni minuti la coppia di agenti si avventurò all'interno del St. Vincent sui passi della vecchia custode, finché non giunsero alla stanza della bambina. La vecchia spalancò la porta senza curarsi di bussare.
"Hope, hai visite! Prego, è tutta vostra..."
"Hope?", chiesero in coppia Mary Ann e Pk.
"Siccome non sapevo il suo vero nome, ho deciso di chiamarla con quello della moglie del fondatore di questo istituto, Hope Soulless. Mi è sembrato... carino."
"Già, come un mal di denti a Natale...", rimuginò Pk.
Hope era di spalle, seduta ad una corta scrivania di legno tarlato, intenta a scarabocchiare qualcosa su un foglio di carta; pastelli multicolori consunti erano sparsi un po' dappertutto. Non degnò di un solo sguardo né i visitatori né la burbera custode.
"Ora lasciateci soli, per favore", chiese la Flagstarr.
"Come volete. Per qualunque cosa... arrangiatevi.", precisò la vecchia, e uscì sbattendo la porta. Mary Ann ebbe una vaga voglia di spararle, ma si trattenne.
Nel frattempo, Pk si era già seduto accanto alla misteriosa bambina, cercando di comunicare con lei. Mary Ann restò ad osservarli a distanza.
Hope era graziosa. Indossava un vestitino rosa con degli orsetti ricamati, aveva i capelli neri tagliati a caschetto lunghi fino alle spalle. I suoi occhi erano vispi e allegri, niente affatto somiglianti a quelli di un vegetale o di una povera malata di mente.
"Ciao, Hope, come stai?"
La bambina non degnò l'eroe di un solo sguardo. Pk ci riprovò.
"Che cosa stai disegnando? Me lo fai vedere?"
Pk si avvicinò per osservare meglio il disegno di Hope; dapprima non notò niente... ma poi si rese conto di stare osservando il ritratto stilizzato di un evroniano. Certo, il disegno era ovviamente molto infantile, ma riusciva a distinguere chiaramente i serbatoi a ipercompressione, il disco individuale... e quella cosa che aveva in mano molto probabilmente era una evrongun. Si concesse un attimo per riprendersi dallo shock.
"Mary Ann, presto, vieni qui a vedere!"
"Cosa c'è?". L'agente si avvicinò.
"Guarda questo disegno... è incredibile."
"Perché? Cosa significa? Io non ci vedo niente di..."
"Vieni.". Pk la afferrò per un braccio e la trascinò dall'altra parte della stanza.
"Lo sai chi è quell'essere disegnato da Hope? È un evroniano!"
"Cosa? Ne sei sicuro?"
"Non posso sbagliarmi, fidati. Quella bambina sa davvero qualcosa: nessuno può disegnare un evroniano senza averlo visto. È sicuramente stata in qualche posto dove ce n'erano molti, e noi dobbiamo capire quale."
"Ma come facciamo a..."
"Un momento... la custode ha parlato di altri disegni, no? Forse Hope ha disegnato le altre cose che ha visto negli altri disegni, e se li esaminiamo forse riusciremo a capire con che cosa abbiamo a che fare."
Mary Ann si fece consegnare dalla custode gli altri disegni della piccola Hope: quando li esaminò Pk rimase atterrito.
"È terribile... questa ragazzina sa tutto! Se ha visto davvero tutte le cose che ha disegnato, siamo proprio in un bel guaio. Guarda qui: queste persone con un cerchio blu in testa sono senz'altro dei coolflames, il che significa che gli evroniani hanno degli schiavi terrestri con loro; queste invece sono spore, il che conferma i miei timori che da qualche parte esista veramente uno o più campi di cui non siamo a conoscenza. E questi, invece... oh cielo... sono dei favi d'invasione! Qualunque cosa stiano complottando gli evroniani, stanno facendo le cose in grande se scomodano dei favi d'invasione. E se Hope non ne ha aumentato il numero, la situazione è drammatica. Ma il disegno che più mi ha sconcertato è questo..."
"Cos'è? Ha l'aria di..."
"Di una prigione, già: delle sbarre con delle persone dietro, e non si tratta di coolflames; e vicino, un evroniano che parla con... con chi?"
"È un militare! Sicuro, si capisce da questi quadratini colorati che ha sul petto: sono delle medaglie. Sapevamo già che l'esercito è in combutta con gli alieni... ma cosa c'entra la prigione?"
"Non lo so con precisione, ma ormai sono convinto che Hope sia stata davvero in quel posto, e la storia che quell'uomo ha raccontato era vera: esiste veramente un patto segreto tra Evron e il governo americano. Quello che non capisco è perché gli evroniani dovrebbero disturbarsi a rapire degli umani e imprigionarli chissà dove, invece di coolflamizzarli subito... non ha senso!"
"Già, ma... quell'uomo non ha detto di essere stato rapito dagli alieni, ma semplicemente di essere stato rapito. E se non fossero stati gli evroniani a rapire queste persone?"
"E chi altri, allora? Aspetta un momento... non vorrai mica dire che..."
"Nelle ultime settimane, parallelamente alla diffusione del Krystal-7, c'è stato un inspiegabile calo del numero di vagabondi nelle strade; eppure, nessuno ha mai detto di aver visto alieni che rapiscono la gente, e a questo punto almeno una volta o due doveva essere successo: gli evroniani potranno essere furtivi, ma non invisibili. Dunque, l'unica spiegazione per giustificare le sparizioni di senzatetto che siano stati rapiti da qualcuno che desse meno nell'occhio... magari, degli agenti umani."
"E finora, nessuno ha fatto niente per ritrovarli?"
"Perché, credi forse di contare qualcosa se non hai soldi in questo mondo? Anche se è disumano, a chi importa se sparisce dalla circolazione qualche vagabondo? Dopotutto, sono dei poveracci che non contano niente, degli scarti del sistema. Molta gente non li considera neanche persone, figurati se gliene importa se spariscono: anzi, gli fanno un piacere!"
"Ma perché qualcuno dovrebbe rapire dei vagabondi dalle strade, se non..."
Un'intuizione gli attraversò il cervello, come un fulmine: si ricordò dei discorsi fatti con Uno sui traffici commerciali tra Evron e il governo, e un'ipotesi infame si fece largo nella sua mente. Pk faticava ad accettarla, eppure era la risposta più plausibile, l'unica che spiegasse tutto: la sparizione dei vagabondi, gli evroniani, i prigionieri terrestri, i coolflames e via dicendo. Tutto tornava perfettamente, come un gioco a incastro di cui si era trovato il pezzo mancante.
"Loro sono...
INTERLUDIO 1
Una volta che i due agenti furono usciti dall'istituto, la vecchia custode sollevò la cornetta del telefono nella sua stanza e compose un numero.
"Pronto, sono io. Sì, sono stati qui: hanno voluto parlare con la bambina. Non sono riuscita ad ascoltare la loro conversazione, parlavano troppo piano; ma comunque credo che abbiano capito qualcosa. Forse sarebbe meglio prendere provvedimenti... sì, scusate, lo so che non sta a me pensare: io devo solo sorvegliare la bambina. Ma ve lo avevo detto che era pericolosa, ed era meglio eliminarla... no! Chiedo perdono, d'ora in poi starò zitta! Va bene... sì, il mio conto in banca lo conoscete già: io ho rispettato l'incarico, ora tocca a voi. Sì, lo so che mantenete le promesse. Va bene, d'ora in poi non avremo più contatti: addio, allora."
Una volta chiusa la comunicazione, la vecchia si fregò le mani: già pregustava la sua vacanza a vita in una lussuosa casa della Florida.
- Altrove -
Una sottile mano posò la cornetta del telefono nel suo alloggio.
"A quanto sembra, quegli impiccioni hanno mangiato la foglia."
"Cosa vogliamo fare?"
"Pensaci tu: insegna a quei due ficcanaso che troppa curiosità fa male alla salute."
La figura in ombra di fronte all'uomo si accese una sigaretta e tirò una boccata con tutta calma.
"Qualche preferenza?"
"Comincia dalla donna, è un bersaglio più rintracciabile. Una volta eliminata lei, forse quel buffone in costume uscirà allo scoperto, e allora potrai sistemare anche lui."
"Come desideri."
"Non deludermi. C'è parecchio in ballo."
"L'ho mai fatto, padre?"
CAP. 7 - Tragedia annunciata
Paperino rientrò a casa che era ormai sera, esausto e stravolto. Salutò stancamente i nipotini, gettandosi sdraiato sul divano.
"Ciao, ragazzi: avete già cenato?"
"Zio, dobbiamo dirti una cosa", disse Qui.
"Un momento... dov'è vostro fratello Quo?"
"È proprio di questo che dobbiamo parlarti! Questo pomeriggio mentre facevamo i compiti sono venuti a casa tre teppisti che lo conoscevano: lui è uscito con loro e da allora non è ancora tornato. Si sta comportando in modo molto strano, zio: siamo preoccupati per lui. Quei tre avevano un'aria tutt'altro che raccomandabile, e uno stava per aggredirmi."
Questa non ci voleva proprio: come se non avesse avuto abbastanza brutte notizie in un giorno solo, adesso ci si metteva pure suo nipote.
"Vuoi dire che è stato tutto questo tempo fuori, e con tipi del genere? Appena torna mi sentirà..."
Paperino non fece in tempo a finire la frase, che la serratura della porta scattò e Quo entrò in casa. Suo zio si alzò per andarlo a rimproverare.
"Dove sei stato, Quo? Ti sembra l'ora di tornare a casa? Con chi sei uscito? E guardami quando ti parlo..."
Paperino afferrò il nipote per una spalla, e subito capì che qualcosa non andava: Quo stava tremando come una foglia.
"Quo, ma che ti succede? Che hai?"
Il nipotino si voltò verso di lui: il suo viso era completamente pallido, gli occhi rossi, i movimenti scoordinati. Il piccolo papero riuscì a pronunciare flebilmente solo "Zio Paperino...", e poi svenne tra le braccia dello zio.
"QUO! PER L'AMOR DEL CIELO, RISPONDI! CHE TI SUCC..."
Paperino vide una cosa che gli gelò il sangue: il collo di Quo era quasi completamente viola. Gli tornò in mente il telegiornale del mattino precedente, quando la Flagstarr aveva descritto i sintomi dell'assunzione del Krystal-7, e della comparsa di macchie viola sul collo. Suo nipote si era drogato.
I nipotini erano sconvolti, Quo era svenuto e non sembrava dare segni di ripresa. Paperino cercò di mantenere il sangue freddo e cercò di pensare al da farsi. Ora come ora, era l'unica speranza del nipote. Doveva portarlo all'ospedale... e al più presto; ma non sapeva da quanto tempo Quo aveva assunto il Krystal, e per raggiungere l'ospedale più vicino con la macchina ci sarebbero voluti almeno 15 minuti... e la 313 era rotta! Si maledisse per non aver comprato prima un'auto nuova, perché adesso il suo sentimentalismo rischiava di far perdere la vita a suo nipote. C'era un'unica soluzione; la sua identità segreta sarebbe andata a farsi benedire, ma non aveva altra scelta, e non gliene importava. Stese Quo sul divano e chiamò al telefono Uno.
"Pronto, qui è la portineria della Ducklair Tower; al momento il custode è assente. Lasciate un messaggio..."
"Uno, sono io, Paperino! Rispondi, presto!"
"Socio? Che cosa c'è? La tua voce..."
"Manda immediatamente la Pi-kar a casa mia! Fa' presto!"
"A casa tua? Ma..."
"NON DISCUTERE CON ME! FALLO E BASTA! È un'emergenza! Ti spiego tutto dopo! Adesso però sbrigati!!!"
"Sarà lì tra 3 minuti."
Paperino attaccò il telefono.
"Zio Paperino? Ma chi hai chiamato? Al telefono non era l'ospedale!"
"Fidatevi di me, ragazzi. Quo, fatti forza: presto starai bene. Ti salverò, te lo prometto."
Per Paperino, quei tre minuti passarono lenti come tre secoli; alla fine, la Pi-kar teleguidata da Uno atterrò nel giardino di casa.
"Eccola, finalmente! Vieni, Quo!"
Paperino prese in braccio il nipotino: era cianotico, e respirava con difficoltà. Uscito di casa correndo, balzò sulla Pi-kar col nipotino tra le braccia e si alzò in volo alla massima velocità. Le sue ultime parole furono: "Restate qui, ragazzi, mentre porto vostro fratello in ospedale."
Qui e Qua, increduli, non seppero far altro che osservare immobili sull'uscio.
"... Nostro zio è..."
"... Paperinik..."
- 1975 -
La notizia della fine della guerra si diffuse in tutti i villaggi come un terremoto; ovunque si festeggiava la presa di Saigon e la fine di quell'incubo, che in realtà sarebbe terminato per il momento solo nelle parole. La notizia giunse anche al piccolo villaggio di Stefan e Hana. La famiglia della ragazza accolse con gioia quella notizia, ma Hana non sembrò molto felice: ora che la guerra era finita, forse Stefan sarebbe andato via, e il pensiero la faceva disperare. Quella stessa sera, i due giovani si ritrovarono come tutte le sere nel loro posto segreto sulla riva del fiume.
"Ora che la guerra è finita, cosa farai, Stefan? Tornerai in America e mi lascerai?"
Stefan le si rivolse con dolcezza, parlando lentamente.
"Sì, ho intenzione di tornare in America, ma non ci tornerò da solo. Voglio che tu venga via con a me, per vivere insieme laggiù. Vuoi sposarmi, Hana?"
"Oh, Stefan! Stai scherzando?"
"Mai stato più serio in vita mia."
"Ma dovrei lasciare la mia terra, la mia famiglia..."
"So che ti chiedo molto, ma ti prometto che vivremo bene. Ho una casa, un lavoro, qualche soldo da parte e..."
"Non mi interessano né la tua casa né i tuoi soldi, Stefan! Io voglio soltanto il tuo amore, nient'altro."
"Quello ce l'hai già. Sono disposto anche a sposarti e rimanere qui per tutta la vita, se è questo che desideri: senza di te, non potrei andare da nessuna parte. Ricordi? Siamo legati per sempre.", disse, mostrando il ciondolo che lei gli aveva dato. Hana gli sorrise.
"Dici davvero?"
"Te lo giuro."
"Sì."
"Sì cosa?"
"Sì, Stefan. Ti sposerò e verrò via con te."
Mentre si baciavano, Stefan ringraziò il cielo per avergli fatto incontrare una ragazza così eccezionale.
L'acceleratore della Pi-kar non era mai stato spinto tanto a fondo; ma grazie a quella macchina prodigiosa, forse Paperino sarebbe riuscito ad arrivare in ospedale in tempo per salvare il nipote. Avrebbe preferito portarlo alla Ducklair Tower e sottoporlo alle cure di Uno, ma era ancora più distante da casa sua e lui non aveva un secondo da perdere.
Paperino chiamò Uno via radio.
"Pronto, Uno!"
"Allora, che succede?"
"Succede che mio nipote Quo si è imbottito di Krystal-7, e se non mi sbrigo a portarlo al centro medico morirà di overdose!"
"Ma è terribile!"
"Chiama subito al telefono il Coot Hospital, e digli che sta arrivando un ragazzo in overdose da Krystal-7 e di preparare tutto il necessario. Emergenza assoluta."
"Ma come fai ad essere così lucido?"
"Perché la sua vita dipende da me." >>Click!<<.
Paperino parcheggiò al volo la Pi-kar in un vicolo deserto proprio dietro il Coot Hospital, e arrivò fino all'ingresso sulle sue gambe tremanti.
"Presto, qualcuno mi aiuti!"
"Ragazzi, svelti, una barella! È il ragazzo in overdose, vero? Ci hanno avvisato per telefono. Lei è suo padre?"
"Sono suo zio, ma sono il tutore legale. Dove lo state portando?"
"Stia tranquillo e si sieda: adesso ci pensiamo noi. Da quanto tempo è in questo stato?"
"Non lo so... saranno almeno 10 minuti, forse più. Quo! QUO!"
La barella con il nipote scomparì inghiottita all'interno dell'ospedale. Paperino, sotto shock e in preda all'angoscia, si lasciò andare su una sedia della sala d'attesa con il capo tra le mani, come svuotato e incapace di fare alcunché.
Una sola domanda riecheggiava nella sua mente, con un rumore sordo e insopprimibile:
- PERCHÉ? -
CAP. 8 - Abbraccio silenzioso
Dopo tre ore, finalmente, un'infermiera si decise a dare qualche notizia del nipote al povero Paperino.
"Signor Paperino?"
"Sì? Allora, come sta mio nipote?"
"Si tranquillizzi, ora sta meglio: è in rianimazione."
Paperino sentì come se il blocco di cemento che lo schiacciava si sollevasse; finalmente, tirò un profondo respiro e ringraziò l'entità più alta che gli venne in mente.
"Posso vederlo?"
"Mi segua, dovrà parlarne col dottore."
Paperino seguì l'infermiera all'interno dell'ospedale, fino alla porta del reparto rianimazione. Avvertiva un profondo senso di angoscia, di inquietudine... e non era solo per Quo. Sapeva che la loro vita non sarebbe stata più la stessa.
"Dott. Harris? È lo zio del ragazzo."
"Buonasera, signor Paperino.", disse cordialmente il dottore; un uomo sulla quarantina, grassottello, un po' stempiato e dall'aria rassicurante. Ma Paperino non aveva proprio voglia di fare amicizia, in quel momento.
"Buonasera. Mi dica, come sta mio nipote Quo?"
"Suo nipote ha avuto un'overdose da Krystal-7, uno stupefacente molto in voga tra i ragazzi; in questo periodo, ne arrivano molti qui, in condizioni anche peggiori."
"Mi dica qualcosa che non so, per favore!"
"Oh... sì, certamente. In questo momento il piccolo Quo è lì in sala rianimazione, e le sue condizioni sono discrete. Glielo confesso, se abbiamo potuto salvare la sua vita è stato solo grazie alla prontezza del suo ricovero: lo abbiamo ripreso per le piume. Se fosse arrivato con solo un altro paio di minuti di ritardo, non ce l'avremmo fatta. Mi dica, è la prima volta che assume questa droga o lo ha già fatto in passato?"
"No... no, non lo aveva mai fatto! E non riesco a spiegarmi neanche perché lo abbia fatto! Fino a ieri era perfettamente normale, non avrei mai pensato che potesse... oh, è tutta colpa mia! Avrei dovuto stare più attento, essere più presente! Non potrò mai perdonarmelo!"
"Non si colpevolizzi a vuoto: a volte, a quest'età, i ragazzi fanno cose strane. Spesso uno pensa di conoscere i figli, e da un giorno all'altro invece scopre che sono completamente diversi da come li credeva... mi dia retta, io ne ho tre. Ma sono sicuro che la colpa non è sua."
"Posso... vederlo?"
"Per il momento è meglio di no, sta riposando ed è molto provato: le consiglio di andare a casa e di tornare domani mattina."
"Ma non posso lasciarlo così!"
"Mi dia retta, in questo momento non può fare niente per lui: torni dalla sua famiglia, se ne ha una, e stia loro vicino. E poi, ora è troppo angosciato: rischierebbe di agitarlo, causando più male che bene. Ci prenderemo noi cura di lui: la cosa migliore è che torni a casa, dopo aver firmato qualche carta. Dorma un po' e cerchi di stare tranquillo: nei prossimi giorni, suo nipote avrà molto bisogno di lei, e per poterlo aiutare dovrà essere al massimo delle sue forze. Il Krystal-7 provoca delle crisi di astinenza molto forti."
"La prego... le chiedo solo di vederlo per un minuto!"
"Mmm... e va bene, permesso accordato: ma si ricordi: non lo affatichi assolutamente!"
"La ringrazio molto, dottore!"
"Venga, l'accompagno."
Paperino entrò nella sala rianimazione al seguito del dottore, e gli sembrò di rivivere un copione già tristemente collaudato sulla sua pelle e quella di Xadhoom tempo prima. Cominciava davvero ad avere in odio gli ospedali, adesso. Visi spenti erano ovunque si girasse, occhi vuoti lo fissavano; Paperino avvertì un brivido.
Suo nipote era lì, su un letto come tanti altri, attaccato a un paio di flebo e a un tubicino dell'ossigeno. Prima di avvicinarsi Paperino lo osservò per qualche istante da lontano: non lo aveva mai visto così ridotto. E quelle macchie sul collo erano un segno indelebile del dolore e della sofferenza. Paperino sentì crescere dentro di sé una fredda rabbia, che non aveva mai provato prima; era qualcosa di completamente diverso da ogni sensazione precedente, un sentimento (anzi, un risentimento) orribile di cui non si credeva neanche capace... e che avrebbe voluto il suo tributo. In quel momento voleva... voleva... non sapeva cosa voleva esattamente, ma una cosa era sicura: qualcuno l'avrebbe pagata molto cara per suo nipote. Molto, molto cara.
Il dottore li lasciò soli, mentre Paperino si sedette accanto al letto. Quo, lentamente, aprì gli occhi e lo guardò, distrutto nel corpo quanto nello spirito.
"
INTERLUDIO 2
Nei giorni seguenti Paperino si diede molto da fare, sia come zio che come Paperinik.
Dopo aver cancellato il ricordo della sua identità dalla memoria degli altri due nipotini grazie alle CAR-CAN, dovette stare molto vicino a Quo durante il periodo della disintossicazione dal Krystal-7. Le crisi di astinenza erano anche più violente di quelle che descrivevano, e per superare quella difficile prova dovettero soffrire molto sia lo zio che il nipote (sofferenze che non avrebbe più dimenticato); alla fine, però, la forza d'animo sarebbe prevalsa e Quo uscito da quel terribile tunnel che è la droga.
Allo sgomento e alle preoccupazioni di quel periodo si aggiunse una notizia sconcertante: la piccola Hope era scomparsa dal St. Vincent, come anche la vecchia custode che però era stata ritrovata morta in una discarica pubblica.
Le indicazioni di Quo fornirono a Pk un punto di partenza per le indagini: il ragazzo rivelò il nome dei suoi "amici" che gli avevano dato la droga, i quali ricevettero poi una visita da Paperinik: lo spavento che presero in quell'occasione e le minacce ricevute da un così celebre supereroe li dissuase da ogni proposito per il futuro che non includesse servir messa in chiesa come chierichetti. Quei ragazzi raccontarono con molta precisione i loro contatti con il mondo della piccola criminalità e dissero dove e quando trovare lo spacciatore che aveva venduto loro il Krystal: si trattava di un papero di nome Abner, che passava periodicamente in quella zona per piazzare il Krystal ai clienti abituali. Ma questa volta avrebbe ricevuto una "visita" da un cliente... di riguardo.
Contemporaneamente, in vista del prossimo scontro con gli evroniani, Pk pensò di premunirsi e chiese a Uno di preparare un nuovo costume adatto per l'occasione. Tuttavia, la via per giungere a quello scontro ancora gli sfuggiva: controllare le cartelle cliniche dei pazienti ricoverati negli ospedali di tutto il mondo non aveva portato a niente, i satelliti spia non riuscivano a individuare nulla che somigliasse a una spora o a un favo d'invasione, la gente continuava a sparire dalle strade per finire chissà dove e a nulla valevano gli sforzi congiunti della polizia antidroga e del PBI. Lui sapeva che la chiave di tutto era quel disegno misterioso di Hope, ma per quanto si sforzasse non riusciva a capire cosa rappresentasse.
Qualche giorno dopo il ricovero di Quo, verso sera, arrivò a casa di Paperino una telefonata. Dopo aver posato la cornetta, Paperino si rivolse a Qui e Qua: "Ragazzi, devo andare a... ritirare un vestito; non aspettatemi per cena, lo zione mi ha chiesto se questa sera posso dormire alla Ducklair Tower per motivi di sicurezza interna."
In realtà, al telefono era Uno: il nuovo costume era finalmente pronto.
CAP. 9 - Un nuovo Paperinik
Uno dichiarò orgoglioso il suo successo.
"Devo ammetterlo, questa volta mi sono superato. Ti presento il mio capolavoro: il progetto
CAP. 10 - L'assassino
Mary Ann Flagstarr stava rientrando a casa, quando notò che la porta del suo appartamento era socchiusa; da vera agente del PBI, estrasse la pistola preparandosi ad entrare e ad affrontare qualunque pericolo: con un calcio spalancò la porta ed entrò in casa a pistola spianata. Tutte le luci erano spente: l'ingresso era apparentemente vuoto.
Mary Ann avanzò con cautela, con i sensi tesi per individuare qualunque movimento, cercando di sentire la presenza di estranei. Niente. Si diresse verso il salone, sempre puntando la pistola davanti a sé, ma appena passò la soglia la luce si accese e si accorse di avere una pistola puntata alla tempia.
"Buonasera, miss Flagstarr, e bentornata a casa. Ora, gentilmente, gettate la pistola a terra e mettete le mani bene in alto."
Mary Ann si voltò per guardare in volto quello sfacciato individuo che si era introdotto in casa sua e ora la stava così gentilmente minacciando con una pistola. Si trattava di un bel ragazzo sui 22 anni, dai lineamenti leggermente orientali, alto e slanciato, con i capelli molto lunghi, sciolti e nerissimi e gli occhi verdi. Dietro la schiena, cosa piuttosto insolita, portava una katana, una tipica spada giapponese, molto preziosa a giudicare dagli intarsi dell'elsa. Indossava un lungo impermeabile di pelle, sotto cui portava un'elegante vestito italiano. Aveva una cicatrice sul viso che attraversava verticalmente l'occhio destro, che rendeva la sua espressione, già di per sé oscura e intensa, ancora più affascinante.
Mary Ann gettò la pistola.
"Sei un sicario, vero?"
"Non è esatto, signorina. Diciamo che sono un killer professionista, e sono qui per lavorare. Anche se, in fondo, in occasioni come queste non amo il mio lavoro. Capisce, è un vero peccato dover eliminare un fiore di loto delizioso come voi. Ma io sono un professionista."
"Ho pestato i piedi a qualcuno, non è così?"
"Temo proprio di sì: il mio mandante mi ha incaricato di fare in modo che voi e il vostro amico eroe non vi immischiate più in faccende che non vi riguardano. Mi spiace molto. Addio, signorina Flagstarr."
Proprio al momento dello sparo, Stefan uscì dall'ombra e si gettò sul giovane, deviando lo sparo che colpì comunque la Flagstarr. La colluttazione che seguì tra i due fu breve, ma violenta: il giovane killer era forte, abile nelle arti marziali e determinato, e nonostante Stefan fosse bravo a difendersi era troppo arrugginito per competere con lui; in pochi istanti, lui era a terra e il suo nemico aveva ripreso la pistola e, con essa, il controllo della situazione.
"Non so chi tu sia o perché sei qui, ma hai fatto male a metterti in mezzo: ora morirai anche tu."
Per un istante, Stefan fu contento: forse nella morte avrebbe finalmente trovato la pace che aveva perso nella vita. Già pregustava il momento in cui si sarebbe riunito finalmente alla sua dolce Hana... Hana... HANA! In quel momento vide una cosa che scosse per un istante tutto il suo essere: nella colluttazione, il bottone del colletto della camicia del killer si era strappato, lasciando intravedere che appeso al collo aveva un medaglione di legno a forma di mezzo cuore, identico ma speculare al suo.
"Aspetta!", urlò Stefan, "Dove hai preso quel ciondolo?"
"Il ciondolo? E cosa c'entra? È forse un trucco per guadagnare tempo?"
"No! Io conosco quel ciondolo! Anch'io ne ho uno uguale: guarda!"
Stefan si strappò il colletto della camicia, mostrando un ciondolo identico a quello del suo nemico.
"Ma che diavolo... come fai ad averne uno uguale? Che stai cercando di fare?"
"Questo ciondolo mi fu dato da mia moglie come pegno del suo amore, oltre 24 anni fa: in origine era uno solo, ma lei lo divise in due dandone a me una parte e tenendo lei l'altra: ma quando morì, non lo aveva più al collo!"
"E allora? Glielo avrà rubato qualcuno! Io non ho mai conosciuto tua moglie! Ti starai confondendo con qualcun altro."
"Non posso sbagliarmi: quello è proprio il ciondolo di Hana! A quell'epoca, noi perdemmo un figlio: ci fu strappato, portato via con la forza, e da allora non ho saputo più nulla di lui, finché non mi sono rassegnato credendolo morto: ma ora che ti vedo meglio... tu hai i suoi stessi lineamenti, i suoi stessi capelli, il suo medaglione... e i miei occhi! Questo può voler dire solo una cosa... SEI TU QUEL BAMBINO, KEN!"
"Cosa...? Come fai a sapere il mio nome?"
"Perché sei mio figlio! E io sono tuo padre, Stefan Vladuck!"
"Tu sei pazzo! Mia madre è morta in un incidente, e io sono stato allevato da mio padre, il capo della Yakuza! Non ho mai sentito parlare né di te, né di tutte queste frottole che racconti per salvarti la pelle!"
"Non so cosa ti abbiano raccontato, ma anche dopo 22 anni ti riconosco: tu sei il figlio che ci è stato portato via! Ne sono certo!"
"Mi stai prendendo in giro!"
"Non ti ricordi la canzone che ti cantava sempre tua madre, prima di addormentarti? Non puoi averla scordata!"
Il ragazzo si bloccò, come paralizzato: lentamente, una dolce melodia di affetto e tranquillità riaffiorò nella sua mente. Non ricordava le parole, ma sapeva che c'era del vero nelle cose che diceva quel tipo: era una melodia dolce, carica d'amore, in un modo tale che poteva essere cantata solo da una madre a suo figlio... e, ne era sicuro, non era né in inglese né in giapponese. La sua mente si rifiutò di proseguire: no, doveva essere tutta una menzogna! Come poteva davvero questo papero essere suo padre? Lui conosceva suo padre! Dopo una vita segnata dalla violenza, come poteva pensare di essere mai appartenuto ad un altro mondo? No, sicuramente si era inventato tutto.
"Ora basta: sono stanco dei tuoi giochetti! Tu non sei mio padre! E ora, muori!"
Questa volta, tuttavia, il killer non riuscì a sparare, perché un proiettile di gomma colpì la sua pistola, lasciandolo disarmato. Questo significava solo una cosa: Paperinik aveva fatto il suo ingesso trionfale.
Mentre lo teneva sotto tiro, con voce calma e decisa, ma carica di rabbia, l'eroe ingiunse al killer un ordine: "Allontanati da lui. Subito."
Ken per un attimo restò confuso.
"C'era forse un convegno, oggi?", disse ironico, alzando lentamente le mani.
"Ripeto, allontanati da lui. Ora."
"Come vuoi... TU!"
Con una mossa fulminea, Ken estrasse dalla manica della giacca alcuni shuriken e, mentre si spostava di lato, li lanciò contro Pk che li parò con l'extransformer. Quando cercò di focalizzare nuovamente il nemico, Ken si era già gettato fuori dalla finestra ed era svanito.
"Tutto bene?", chiese Pk a Stefan.
"Sì, ma non pensare a me! Chiama un'ambulanza per miss Flagstarr!"
Mary Ann Flagstarr era distesa al suolo in una pozza di sangue, ma era ancora viva. Ricoverata d'urgenza al Coot Hospital, era ormai tra la vita e la morte. Il dottore disse che la pallottola le aveva leso un'arteria cardiaca, e che le prossime 48 ore sarebbero state critiche: l'unica cosa che si poteva fare era sperare, nient'altro. Se prima Pk era arrabbiato, ora era letteralmente inferocito: non avrebbe lasciato impuniti i responsabili.
Dopo aver soccorso Mary Ann, Pk e Stefan ebbero tempo di parlare.
"Mi spieghi che diavolo ci facevi tu a casa della Flagstarr, Stefan?"
"Mi trovavo lì per avere informazioni più dettagliate sul Krystal-7: stavo aiutando Lyla in un servizio completo e i dati diffusi dal telegiornale tempo prima non gli erano sufficienti. Per pura combinazione sono arrivato proprio nel momento in cui il killer stava per ucciderla e, essendomi accorto della situazione, mi sono gettato addosso a lui per cercare di impedirglielo. Tu, piuttosto, sei arrivato giusto in tempo per salvare le penne a tutti e due. Come hai fatto a sapere che eravamo in pericolo?"
"Non lo sapevo: io e Mary Ann stavamo indagando sulle organizzazioni criminali che gestiscono lo spaccio del Krystal-7 e mi ero recato a casa sua per informarla degli ultimi sviluppi; ed è stata una fortuna che abbia preferito parlarle a quattr'occhi piuttosto che al telefono, perché altrimenti a quest'ora sareste morti tutti e due. Ma, dimmi, mi è sembrato che tu conoscessi quell'individuo... ne sai forse qualcosa?"
"Io... no. Mi sembrava di averlo già visto, tutto qui."
- Altrove -
Ken si inchinò sul prezioso tappeto, di fronte al suo boss e presunto padre, intento a potare un bonsai con la delicatezza con cui si accarezza un figlio.
"Allora, figliolo? Hai eseguito il compito che ti ho affidato?"
"Non completamente, padre: ci sono stati dei problemi."
"Cosa? Che genere di problemi?"
"Avevo la situazione sotto controllo, ma quando stavo per finire il lavoro è arrivato quel supereroe... quel Paperinik."
"Questo è molto... seccante. Dunque, la donna è viva?"
"L'ho ferita gravemente, ed ora è in ospedale: i medici non sanno se se la caverà."
"Dobbiamo essere certi che venga eliminata: è troppo pericolosa per i nostri interessi. Va' in ospedale ed accertati di eliminarla una volta per tutte."
"Ma... uccidere una donna malata ed indifesa! Questo è disonorevole per un guerriero come me! Non puoi chiedermelo!"
"
CAP. 11 - All'ultimo sangue
- Ospedale Coot -
Mary Ann Flagstarr era lì, in una stanza del reparto rianimazione, attaccata alle macchine che la tenevano in vita; suo fratello Ziggy, dopo aver vegliato accanto a lei ininterrottamente per più di 36 ore, era andato a casa a riposare un po', crollando esausto sul letto senza neanche aver toccato cibo. Il suo respiro era flebile, il suo cuore ferito sembrava dovesse spegnersi a ogni battito. Era così bella e fragile...
Ken si avvicinò al letto; indossava il suo costume da ninja, una corazza attillata di gomma rigida e tessuto che lasciava scoperti solo i suoi occhi verdi. Dietro la schiena, sopra il disegno di un drago, portava la sua fedele katana. La estrasse lentamente, mentre viveva un conflitto con sé stesso: uccidere una donna indifesa e in fin di vita era per lui una cosa vergognosa e disonorevole, ma doveva obbedire agli ordini di suo padre. Prese la spada a due mani e la sollevò sopra la testa, ma quando vibrò il colpo di grazia chiuse gli occhi, per non essere costretto a vedere quello che stava facendo; tuttavia, invece di affondare nella carne dell'inerme agente del PBI, la sua lama si arrestò contro qualcosa di ben più duro con un rumore metallico. Ken aprì gli occhi, rendendosi conto che la sua spada era incrociata con il dorso delle due lame di Pk sopra il viso della Flagstarr.
I due si fissarono negli occhi reciprocamente per alcuni lunghi istanti; dopodiché, Ken sbottò.
"TU!"
"Ho fatto bene a tornare qui per fare la guardia al posto di Ziggy: immaginavo che avresti cercato di finire il lavoro, ma ti è andata male. Sei un vigliacco: uccidere una donna inerme in un letto di ospedale. Me la pagherai!"
Con una mossa agile, Pk fece un salto mortale sopra il letto e colpì Ken al viso con un calcio; lui incassò e accompagnò il colpo, eseguendo una perfetta capriola all'indietro sugli arti superiori e atterrando in piedi, pronto alla lotta, con la spada tra le mani.
"Che ti piaccia o no, io devo eliminare questa donna: togliti di mezzo, o ucciderò anche te."
"Per toccare lei dovrai passare sul mi corpo, verme!", disse, estraendo nuovamente gli artigli e preparando l'extransformer all'attacco.
"E allora, così sia!"
I due iniziarono ad affrontarsi all'ultimo sangue, opposti l'uno all'altro come lo Yin e lo Yang, in cui in ognuno è presente una piccola parte dell'altro, in un duello di lame, shuriken e pallottole; per evitare di coinvolgere degli innocenti, la battaglia si spostò sui tetti, dove il vento spazzava impietosamente i tetti. Il ninja scansava i colpi e gli artigli del suo nemico, e Pk parava i colpi di spada ed evitava pugni, calci e qualunque altra cosa Ken gli lanciasse contro. Dopo aver tagliato diversi gargoyles e fatto a pezzi alcuni camini, i due erano sostanzialmente pari.
"Sei molto abile, eroe, devo riconoscerlo: non me lo aspettavo. Ma non potrai resistermi a lungo!"
"Questo lo vedremo!"
"Cosa ti rende così determinato?"
"Mary Ann è mia amica, e se vuoi farle del male dovrai passare sul mio corpo!"
"E tu per amicizia sei disposto a rischiare la vita?"
"Sì, e anche se dovessi morire lo farei altre mille volte!"
"E cosa hanno fatto i tuoi amici per meritare tanta devozione?"
"Non si tratta di cosa hanno fatto loro per me, ma di cosa posso fare io per loro! Ma questo non credo che tu possa capirlo."
Ken era stupito: era la prima volta che ammirava un suo nemico, e non capiva perché. Fin da quando era piccolo gli avevano sempre insegnato che la vera amicizia non esiste, che gli amici si devono tenere solo finché ti conviene, che i soldi erano tutto e che doveva obbedienza assoluta alla sua famiglia. Ma ora, questo strano papero, con il suo coraggio e le sue ingenue convinzioni, lo stava mettendo in difficoltà: per una volta, si domandò se era davvero giusto quello che stava facendo, se cose come l'amore e l'amicizia potessero esistere davvero.
"È per questo motivo che ti impedirò in ogni modo di toccare Mary Ann o chiunque altro: a costo della vita, io fermerò te e tutti quelli come te!"
Con uno scatto fulmineo, Pk colpì con un proiettile la mano dove Ken teneva la spada, costringendolo a lasciarla; senza dargli un istante per riprendersi, gli si gettò addosso tentando di ferirlo con gli artigli, ma il ninja si scansò in tempo per rimetterci solo la maschera; Pk vibrò un nuovo colpo, ma di nuovo Ken riuscì a scansarsi e l'unica cosa a lacerarsi fu la sua tuta sul petto. Reagendo, colpì l'eroe al volto con un pugno che lo fece barcollare per qualche istante, e approfittò della sua distrazione per eseguire un salto mortale, atterrando dietro di lui e riprendendo la spada.
Pk si voltò verso di lui; stava per attaccare di nuovo, quando si accorse che, sotto lo strappo del costume, si intravedevano numerose cicatrici sul suo corpo muscoloso. Pk volle vederci chiaro... letteralmente: attivò mentalmente la modalità visiva a raggi X nella sua maschera, e quello che vide lo fece rabbrividire. Il corpo del suo nemico era pieno di ogni sorta di cicatrici e vecchie ferite: frustate, tagli di coltello, ma anche sigari spenti addosso, morsi di animali e ustioni da scosse elettriche.
"Mio Dio... ma che ti è successo?", disse sorpreso.
Ken si accorse dello strappo nella tuta.
"Le mie cicatrici? Sono le conseguenze della mia... educazione."
"Vuoi dire che... ti hanno cresciuto... così?"
Ken sorrise, con un sorriso da monello, e ripose la katana nel fodero.
"Per il momento hai vinto tu, ma ci rincontreremo ancora. Arrivederci, eroe."
Con una capriola all'indietro, il ninja oltrepassò il parapetto del tetto; Pk corse a cercare tracce del suo avversario, ma ormai Ken era sparito nel nulla.
CAP. 12 - La fuga
- Altrove -
"Dunque, Ken? Hai portato a termine la tua missione."
"Beh, padre, ecco, io... non del tutto."
"Cosa? Insomma, la donna è morta o no?"
"No. Quel Paperinik si è messo di nuovo in mezzo."
"HAI FALLITO!"
"Ma, padre, lui..."
"DOVEVI AMMAZZARE ANCHE LUI!"
"Sì, padre... perdonami. Ti ho deluso."
"Tu conosci la pena per chi fallisce!"
"Sì, padre. La conosco."
"Ma siccome sei mio figlio, ti darò un'ultima chance: per l'ultima volta, con qualunque mezzo, uccidili entrambi."
"Padre, io... non voglio."
"
- Casa di Stefan Vladuck -
Il temporale non accennava a smettere.
Tuttavia, le nuvole sembravano essere penetrate anche all'interno della casa: infatti, il suo padrone non si dava pace. Continuava a pensare continuamente a quel ragazzo, e più ci rimuginava sopra più era sicuro che si trattasse proprio di suo figlio. Per tutto questo tempo lo aveva creduto morto, ma ora sapeva che se era vivo doveva essere sicuramente quel ragazzo: non poteva essersi sbagliato.
"Hana, dove sei? Consigliami tu, ti prego! Sono così confuso... dopo tutto questo tempo, possibile che sia davvero il nostro Kennetth? L'ho creduto morto per 22 anni, e adesso all'improvviso..."
Dopo ore di queste domande, Stefan non ce la faceva più: doveva assolutamente trovarlo e scoprire se aveva ragione. Si mise l'impermeabile come ai vecchi tempi, e si preparò a uscire per andare a cercarlo. Avrebbe smosso tutti i suoi vecchi contatti, avrebbe cercato tra i suoi vecchi informatori, avrebbe... quando però stava per aprire la porta, il campanello suonò.
Domandandosi chi potesse essere venuto a trovarlo a quell'ora di notte e con quel tempo, Stefan aprì la porta, mentre un fulmine esplodeva nel cielo. Il suo cuore mancò un battito, quando Ken, sanguinante e coperto di ferite, gli cadde svenuto tra le braccia.
CAP. 13 - Vittime di guerra
Era una notte fredda. Una notte scura e senza luna, mentre nel cielo si addensavano nubi di tempesta e qualche fulmine fendeva l'aria, per scaricarsi chissà dove. Ma questa notte era diversa dalle altre. Perché un nuovo Paperinik era lì per proteggerla. E questa notte, per la prima volta, andava a caccia.
Accucciato su un gargoyle, all'ultimo piano della Ducklair Tower, con il lungo mantello a penzoloni gonfiato da un lieve vento che preannunciava la tempesta, l'eroe guardava dall'alto la sua città, attraverso la sua nuova maschera. Immobile e silenzioso, i ricordi si agitavano dentro di lui e lo tormentavano. Fu in quel momento che si rese conto di star combattendo una guerra. Una guerra che richiedeva le sue vittime. Quo, Hope, Mary Ann Flagstarr, e tante altre persone che non avrebbe mai conosciuto. Vittime senza volto, in una assurda guerra che non risparmiava nessuno e non aveva rispetto per niente.
Dicono tante cose sulla guerra. Dicono che la guerra è assoluta mancanza di logica; dicono che la vera guerra non fa vittime, ma soltanto eroi. Ma quello non era il suo caso, perché questa era una guerra sporca; non basata sui principi, ma soltanto sull'avidità. Una guerra che non aveva nulla di nobile, e che doveva terminare al più presto... ad ogni costo.
Pk ripensò a loro, alle vittime che avevano un volto... prima fra tutte, suo nipote: fino a l'altroieri era un ragazzino innocente, e in pochi istanti fu schiacciato, spezzato nello spirito, coinvolto in questa follia che non risparmia nessuno da quei mostri, quei mercanti di morte che si fanno passare per persone rispettabili, seduti nei loro uffici all'ultimo piano nei loro vestiti costosi. E poi alla coraggiosa Flagstarr, che era finita tra la vita e la morte per aver osato cercare la verità, sollevando quel sottile velo di bugie che nasconde il marciume della verità: ora finalmente se ne rendeva conto. E infine alla piccola Hope, che dopo essergli entrata nel cuore era scomparsa misteriosamente, verso chissà quale inenarrabile sorte. Non poteva accettarlo, non avrebbe potuto più tollerarlo: tutto questo doveva finire. Basta vittime, per sempre.
Un nuovo fulmine squarciò l'aria dietro di lui, illuminandolo per un breve istante; dopodiché, in pochi secondi sulla città ricadde un diluvio di pioggia così fitta che si faticava a vedere a 50 metri di distanza. Pk sembrò non curarsene minimamente: ergendosi in piedi, si lasciò bagnare dalla pioggia, come per lavar via e distaccarsi da qualcosa che aveva addosso e ora non c'era più. Ancora un altro fulmine, molto più potente del precedente, si fece strada tra i venti che ora impazzavano, e gonfiavano il suo mantello, facendone contorcere le punte e gli strappi sui bordi come tanti serpenti dotati di vita propria.
L'eroe sussurrò una frase.
"
CAP. 14 - Caccia senza tregua
Proprio come prevedeva, trovò lo spacciatore lì dove gli era stato detto, incurante per la pioggia, nel suo angolo di strada di quartiere basso. L'eroe, appollaiato sul tetto sopra la sua testa, si fermò ad osservarlo per alcuni istanti, aiutandosi con lo zoom installato nella maschera.
Vestito con un giubbotto di pelle di terza mano, con i jeans vecchi e logori e un berretto dei Paperopoli Destroyers in testa, l'uomo non avrà avuto neanche la sua età, ma probabilmente spacciava già da molto tempo. Mentre si accendeva una sigaretta, notò anche che aveva una pistola... e dall'altra parte, alcune buste di droga: Krystal, sicuramente. I ragazzi che aveva interrogato erano stati molto precisi. La strada era in realtà un vicolo chiusa, stretta e sporca: i rifiuti coprivano l'asfalto. Pk stava per scendere a prenderlo, quando, un istante prima che si fiondasse giù, un ragazzo sui 15 anni dall'aria tremante e debilitata si avvicinò al suo bersaglio. Probabilmente, si trattava di un cliente.
Per riuscire ad ascoltare la loro discussione, dovette alzare al massimo l'audio direzionale della maschera e inserire il filtro antirumore della pioggia.
"Ehi, mi dai un sacchetto di roba?"
"Dì un po', pezzente: ce li hai i soldi?"
"Senti, amico: ho 10 dollari. È tutto quello che ho rimediato oggi. Quelle stupide vecchie che scippo non hanno un soldo nelle borse, accidenti a loro."
"Per un sacchetto ci vuole almeno il doppio, e io non vendo dosi singole. Se non hai la grana, arrangiati."
"No, senti, ti prego! Dammene un po', ti prometto che ti darò il resto al più presto!"
"Vattene, pidocchio."
"Ma ne ho bisogno! Sto male! Ti supplico..."
"Levati dalle palle, figlio di puttana! Torna quando avrai i soldi!"
La rabbia di Pk aumentava ad ogni parola che sentiva; quel miserabile era disposto a lasciarti morire per un pugno di sporchi dollari. Probabilmente, avrebbe venduto sua madre se gliene fosse capitata l'occasione... o magari, lo aveva già fatto. E l'altro, era solo un ragazzo, eppure già rubava abitualmente per procurarsi la dose quotidiana... che mostruosità.
"Ti prego! Se non ne prendo almeno un po', potrei crepare!"
"Creperai se non ti levi di torno, bastardo.". Così dicendo, Abner estrasse la pistola e la puntò verso la fronte del tossicodipendente.
Paperinik aveva sentito abbastanza: dall'ultimo piano del palazzo (il 7°) si gettò al suolo in caduta libera e col mantello spiegato, atterrando suoi propri piedi a un paio di metri dai due; prima che realizzassero cosa stava succedendo, con un proiettile di gomma Pk disarmò Abner, facendo volare via la sua pistola verso il fondo del vicolo. A quel punto il drogato cercò di scappare, ma venne fermato immediatamente dalle bolas intelligenti elettrificate dell'eroe, che lo tramortirono. Quel verme avrebbe pagato anche questa: per colpa sua aveva dovuto colpire un ragazzo.
Abner, spiazzato, indietreggiò. Pk, avvolto nel mantello, si avvicinava sempre più; mentalmente aveva attivato la modalità a specchio/visione notturna della maschera, e come conseguenza le sue pupille erano scomparse: i suoi occhi ora erano completamente bianchi, completamente vuoti. Il delinquente cercò di guadagnare tempo, cercando di avvicinarsi alla pistola.
"Ma che cazzo succede?! Ehi, amico, chi sei? Chi ti manda?"
"Mi manda la giustizia."
"Ho capito, sei uno squilibrato. Che vuoi, soldi? Posso dartene tanti, se vuoi! Oppure vuoi la roba?"
"È tipico dei sorci come te cercare di salvarsi con questi mezzucci quando la barca affonda. Ma io non sono uno dei tuoi tossici, Abner: non puoi comprarmi, né fermarmi... vigliacco."
Abner era sorpreso, ma cercava di controllarsi. Chi era quel matto? Poco importava, tanto tra poco lo avrebbe fatto fuori: finalmente aveva raggiunto la pistola, anche se quel tizio era a poco più di un paio di metri da lui. Con una mossa fulminea, raccolse la pistola e gliela puntò contro.
"Ah-ah! Ti ho fregato! Adesso sei fottuto, razza di psicopatico! Ora sta' fermo, sennò ti apro un buco in corpo."
Pk continuò ad avanzare.
"Perché non ci provi, verme? Avanti, sparami! Vediamo se sei davvero duro come vuoi farmi credere."
"Tu... tu sei pazzo! Ma io ti ammazzo, brutto figlio di puttana!"
Abner esplose un colpo dalla sua pistola, ma apparentemente non sortì alcun effetto; pensò di averlo mancato, e gli sparò di nuovo: ancora niente. Terrorizzato, gli scaricò addosso l'intero caricatore, senza sortire apparentemente alcun effetto. Non si rese affatto conto che i suoi proiettili venivano fermati dalla corazza di Pk, perché invece di rimbalzare via davano l'impressione di venire inghiottiti nell'ombra del mantello.
"Tu non sei umano! Sei un mostro!!!"
Pk era sempre più vicino.
"Tu lo sei.", aggiunse lui con voce bassa.
Abner non aveva via di fuga: indietreggiava sempre più verso la fine del vicolo, mentre quel pazzo in costume gli sbarrava l'uscita e avanzava inesorabile. Fu quando era praticamente arrivato a ridosso della parete che notò una scala sulla parete affianco: buttò via la pistola e si gettò come un disperato verso la sua unica via di fuga, salendo gli scalini come se avesse avuto il portapiume in fiamme. Pk avrebbe potuto fermarlo in un attimo, ma preferì non farlo: voleva dargli la caccia.
"Grazie, Abner: mi sei stato molto utile."
"T-ti prego! Adesso lasciami andare! N-non ce la faccio più a reggermi! Sto scivolando!"
Pk valutò la situazione per qualche istante, e concluse che quella sera non aveva voglia di affettato... per sua fortuna.
>>SNIKT!<<. Gli artigli rientrarono nella loro sede con uno scatto, e Abner cadde a terra come un ciocco. Nonostante fosse esausto, cercò di strisciare via, ma una robusta mano guantata lo acchiappò per il colletto della giacca e lo sollevò per aria, a 20 centimetri da terra.
"Dì un po', andavi da qualche parte, verme?"
"Mi sono scordato il gas aperto a casa..."
"Ah, fai anche lo spiritoso! Significa che hai ancora voglia di giocare..."
"NO! No, aspett..."
Un pugno lo colpì dritto alla mascella, mandandolo a sbattere per terra.
"Alzati, verme! Non ho ancora finito con te!"
"M-ma perché ce l'hai con me? Che cosa ti ho fatto? Insomma, che cazzo vuoi?"
Pk lo sollevò di nuovo da terra con la destra, stavolta però lo afferrò per il collo sotto al mento. Abner respirava a fatica.
"Hai una bella faccia tosta. Come osi domandare a me che cosa voglio? Io voglio giustizia! Voglio giustizia per i tuoi crimini, per tutte le vite che hai distrutto, per ogni innocente che hai privato del sorriso."
Pk infilò una mano nella tasca interna del giubbotto di Abner, tirandone fuori un paio di sacchetti di Krystal-7.
"Guarda, criminale, il frutto dell'avidità: eccolo! Questo è quello che per voi rappresenta soltanto un guadagno, mentre per la gente è la differenza tra la vita e la morte. E voi... PER DEGLI SPORCHI SOLDI SENZ'ANIMA... vendete questo veleno a degli innocenti... a dei bambini
CAP. 15 - Il ciondolo
Lentamente e dolorosamente, Ken riaprì gli occhi. Era disteso su un bel letto stile orientale, e dalla finestra socchiusa filtravano deboli le prime luci del mattino: le nubi del temporale della notte prima ancora oscuravano il cielo. Le sue ferite erano state accuratamente pulite, ricucite e fasciate, e anche da una mano piuttosto esperta. La sua katana era lì, appoggiata al muro vicino al letto, accanto al suo costume ormai quasi a brandelli.
Ken sentì dei rumori nella stanza accanto: qualcuno stava avvicinandosi alla porta. I suoi nervi si irrigidirono istintivamente, e nonostante le ferite si alzò rapidamente dal letto e prese la sua spada, nascondendosi dietro la porta. Quando Stefan entrò nella stanza, immediatamente il ninja scattò e lo immobilizzò alle spalle, minacciando di tagliargli la gola.
"Perché mi hai aiutato? PARLA!"
"Sta' calmo, Ken! Te l'ho già detto, credo che tu sia mio figlio! Se mi dai la possibilità di spiegarti, te lo dimostrerò! E poi, sei stato tu a venire qui ieri sera!"
"Perché dovrei fidarmi di te?"
"Che scelta hai? E poi, sei troppo debole: così conciato non andresti da nessuna parte!"
Era vero; pur con la sua notevole resistenza fisica, temprata da un lunghissimo e durissimo addestramento, Ken aveva perso molto sangue e le forze gli mancavano: non riusciva neanche a reggere la spada senza farla tremare vistosamente. Improvvisamente, le gambe gli cedettero: la spada gli scivolò dalle mani e cadde in ginocchio. Stefan amorevolmente lo raccolse e lo distese sul letto.
"Ora sta' buono: non sei nelle condizioni di muoverti. Chiunque sia stato a farti questo, ti ha ridotto proprio male."
"Grazie... chiunque tu sia."
"Ora ascoltami con attenzione: ti racconterò la storia di tua madre. Poi, se vorrai, mi racconterai dove sei stato tutto questo tempo."
"Ma come fai ad essere sicuro di essere mio padre?"
"Non lo so con certezza, ma... lo sento. È qualcosa che non si può spiegare con le parole, ma che sento dentro... una specie legame."
Stefan iniziò a raccontare la storia di lui e Hana.
"Conobbi tua madre durante la guerra del Vietnam: io ero un fotografo di guerra, lei una semplice contadina. Durante un'azione militare la squadra a cui mi accompagnavo fu sterminata, e io fui l'unico a salvarmi: Hana - com'era bella! - mi raccolse, ferito, e mi curò. Al termine della guerra ci sposammo, e tornammo insieme a vivere in America. Posso dire con certezza che quelli furono gli anni più felici della mia vita: giravamo insieme il mondo, mentre io lavoravo come fotoreporter e lei mi faceva da assistente. Quando tu nascesti io smisi di fare semplicemente il fotografo e di viaggiare, stabilendoci a Los Angeles, e iniziai a fare il fotoreporter di cronaca. La mia felicità era completa: avevo un lavoro interessante, una moglie bella e innamorata e un figlio meraviglioso. Ma purtroppo, come tutte le cose belle, anche questa felicità era destinata a finire, e nel peggior modo possibile: la mia curiosità mi portò troppo oltre in un'inchiesta su alcune nuove organizzazioni mafiose giapponesi che si stavano formando in quel periodo nel paese. Scoprii cose che non avrei dovuto scoprire, pestai i piedi a molti personaggi importanti e capoclan, tra cui il ferocissimo Haishido Makimura. Nella mia ricerca folle della verità mi spinsi troppo oltre: ignorai le minacce, rischiando incoscientemente la vita mia e di chi mi era vicino. Un giorno, mentre rincasavo dal giornale, fui aggredito e picchiato da quattro dei suoi uomini. Stupidamente dissi loro che anche se mi avessero ucciso, avevo fatto in modo che le prove dei loro loschi traffici sarebbero giunte ai giornali e alla polizia; non era vero, ma Haishido prese la minaccia molto sul serio. Non mi uccise, ma quando finalmente riuscii a trascinarmi fino a casa desiderai con tutto il mio essere che lo avesse fatto. Trovai i mobili distrutti, i documenti bruciati, e mia moglie Hana... lei... distesa sul letto
CAP. 16 - In cerca di vendetta
- Alcuni giorni dopo, nella baia di Paperopoli -
Una vecchia ma enorme nave merci attraccò silenziosamente nel porto, fendendo le acque con grazia sorprendente, come una balena sospesa tra i flutti: sulla prua portava scritto il suo nome, "Regina d'Oriente". Due figure immerse nelle ombre tra le molte casse in attesa di essere smistate la osservavano silenziose.
"Ken, sei sicuro di questa informazione?"
Ken aveva riparato il suo costume, cucendo sugli strappi più grossi (soprattutto sulle braccia e sulle gambe) delle fasce di tessuto nero le cui estremità ora svolazzavano col vento; la maschera era persa, e ora doveva agire a volto scoperto; la sua fedele katana, però, era sempre con lui.
"Assolutamente certo: dimentichi che fino a ieri facevo parte dell'organizzazione... mentre oggi sono un fuggiasco con una taglia sulla testa? Dentro quella nave c'è un gigantesco carico di Krystal-7, il più grande che sia mai arrivato nel continente... così grande, che perfino Haishido è venuto di persona a controllare di persona che la trattativa si svolga senza incidenti. Se le cose fossero andate... in modo diverso, ora io gli starei facendo da guardia del corpo."
"Allora, se lo catturiamo, avremo la possibilità di smantellare l'organizzazione mafiosa una volta per tutte!"
"Già... chi lo avrebbe immaginato: io, Ken Makimu... Vladuck, io contro il mio stesso clan, il Dragone d'Argento. Ma, finalmente, stanotte avrò la mia vendetta su chi mi ha manipolato per tutto questo tempo."
"No... l'avremo.", disse Stefan.
Più in alto, chino su una gru da scarico, Pk osservava la stessa scena: tramite le informazioni di Abner era risalito ai distributori, quindi ai loro capi e via dicendo, e alla fine era riuscito a ottenere una preziosa informazione che forse gli avrebbe permesso di debellare la piaga del Krystal-7... almeno per il momento: il boss della Yakuza che vendeva il grosso della droga nella città quella notte si sarebbe trovato su quella nave, lì dove avrebbe potuto catturarlo e vendicare suo nipote Quo. Non vedeva l'ora di mettergli le mani addosso.
Mentre si dirigeva al porto, nella sua limousine blindata, con una quarantina di sgherri al seguito armati di tutto punto, Haishido era inquieto. I suoi uomini non erano riusciti a scovare Ken, e ora lui temeva per i suoi traffici, perché sapeva quanto potesse essere pericoloso: lo aveva addestrato fin troppo bene. Haishido conosceva suo "figlio": era un tipo di una tenacia, caparbietà e capacità di sopravvivenza incredibili, ed era conscio del fatto che non si sarebbe dato pace finché non si fosse vendicato dei torti subiti. Dopotutto, era questo che gli aveva insegnato, no?
La limousine si arrestò nei pressi del molo 4 con una frenata dolce, e il vecchio boss scese scortato dai suoi uomini, guardingo come non mai: nonostante la protezione sentiva il pericolo nell'aria, ma non poteva non supervisionare di persona quella consegna, perché era troppo importante e nulla doveva andare storto.
Pk attivò il sistema di camuffamento morfosimbiotico, che lo rendeva quasi invisibile all'occhio umano: calandosi giù per il cavo d'acciaio per non fare rumore scese a terra e, nascondendosi tra le montagne di casse e i magazzini, si avvicinò alla nave; dopodiché, mettendosi nel becco una capsula di ossigeno ultracompresso, entrò nell'acqua torbida e nuotò in silenzio sotto la superficie fino a raggiungere la poppa della nave. Da lì si arrampicò fino a ponte, grazie ai suoi stivaletti speciali e aiutandosi con gli artigli, come un ragno che striscia sulla tela per raggiungere e catturare la sua preda, e si nascose in un angolo mimetizzandosi tra le ombre in attesa del momento migliore per colpire.
E mentre Pk si infiltrava sulla nave carica di droga, Ken e Stefan "lavoravano" a terra, ignari ognuno della presenza dell'altro: per tagliare prima di tutto ogni via di fuga al nemico, Stefan piazzò una bomba a tempo sotto ogni macchina, dopo che Ken ebbe facilmente "rimosso" dal loro incarico i pochi uomini lasciati a guardia dei veicoli. Ken era rapido, silenzioso, letale: un assassino perfetto... e con un obiettivo. Per la prima volta eseguiva un incarico per sé stesso, combatteva per qualcosa che importasse: per la prima volta le cose avevano davvero un senso. Dopo aver piazzato le bombe, in modo analogo a quello di Paperinik, i due si introdussero sulla nave.
Appena Haishido sentì le esplosioni dalla Regina d'Oriente si rese conto che qualcosa era andato terribilmente storto, e che avrebbe dovuto attivare immediatamente il suo piano d'emergenza se voleva raggiungere il suo scopo segreto. Mentre i suoi uomini venivano decimati da Ken e Stefan quasi senza rendersi conto di cosa li stava colpendo, Pk capì che qualcun altro si era introdotto nella nave e si diresse di corsa verso il ponte principale, seguendo il rumore degli spari e le urla dei gregari, e si gettò nella mischia. I suoi proiettili di gomma stesero parecchi criminali, mentre Stefan combatteva per lo più con mosse di karatè e judò, usando le sue pistole solo per disarmare e ferire; Ken, più semplicemente, si limitava ad affettarli. I suoi movimenti erano aggraziati come quelli di un felino, la sua velocità quella di un cobra e la sua forza quella di una tigre: per quanto gli uomini di Haishido si sforzassero di colpirlo, non riuscirono neanche a sfiorarlo, o tutt'al più si colpivano fra loro. Fu una carneficina: in pochi istanti furono sgominati quasi tutti, mentre i pochi superstiti non poterono fare altro che arrendersi. Appena Pk si rese conto che aveva combattuto a fianco di Ken, la sua reazione fu un attacco immediato: "TU! Non so cosa tu ci faccia qui, ma ora chiuderemo una volta per sempre questa storia!"
Paperinik si gettò addosso al suo presunto nemico ad artigli spianati, mentre Ken si preparò a fronteggiare l'assalto brandendo la spada di fronte a sé, ma prima che le lame ricominciassero a incrociarsi Stefan si mise in mezzo bloccando i contendenti.
"Paperinik, Ken... fermatevi subito! Non vi rendete conto di quello che state facendo! E poi, ora non abbiamo tempo per questo: dobbiamo prendere Haishido prima che scappi!"
"Fatti da parte, Stefan! Non so perché tu sia qui, ma questa è una cosa fra me e lui!", ringhiò Pk minacciandolo.
"Ha ragione, padre: fatti da parte! Dobbiamo risolvere questa faccenda!"
"PADRE? Vuoi dire che questo è tuo figlio???"
"Sì, ma ne parleremo dopo: ora abbiamo questioni più importanti a cui pensare, e dobbiamo collaborare!"
"MA È UN ASSASSINO! Ha quasi ucciso Mary Ann Flagstarr, e chissà quanta altra gente..."
"Queste cose appartengono al mio passato: ora non lavoro più per la mafia! Ho smesso di fare il killer, e voglio distruggere Haishido quanto lo vuoi tu!"
"Ah, così non sei più un killer? I cadaveri qui per terra però dicono il contrario! Come la mettiamo?"
"Erano dei nemici che mi stavano ostacolando! Io..."
"TU SEI UNO SPORCO ASSASSINO! NON TI PERDONERÒ MAI PER QUELLO CHE HAI FATTO, E NON AVRÒ PACE FINCHÉ NON MARCIRAI IN GALERA PER TUTTA LA VITA!!!"
Fu in quel momento, quando i due stavano per ricominciare a scontrarsi, i motori si riavviarono a piena potenza: la nave iniziò a muoversi nuovamente, e stavolta verso il mare aperto.
Sullo schermo montato davanti alla cabina di comando apparve l'immagine di Haishido, e da un potente altoparlante risuonò la voce malefica del boss: "Benvenuti al vostro ultimo viaggio, offerto per gentile concessione del supremo Yakuza Haishido Makimura! Divertitevi durante la traversata, perché la nostra meta è l'Inferno! AH AH AH AH AH!!!"
CAP. 17 - Destinazione Inferno
Ken urlò furioso, alzando la spada verso il cielo: "DOVE SEI, VIGLIACCO? PERCHÉ TI NASCONDI? VIENI FUORI E AFFRONTAMI, SE NE HAI IL CORAGGIO!"
Per tutta risposta si aprirono in tutto il ponte della nave degli scomparti segreti da cui uscirono delle torrette mobili, con montati su laser e fucili mitragliatori; la cosa peggiore, però, era che tutti erano puntati su di loro. I tre si strinsero schiena a schiena, pronti a fronteggiare la nuova minaccia.
"AH AH AH AH!!! Che idiota! Sei uno sciocco, Ken! Per tutti questi anni ti sei lasciato riempire la testa di tutto questo mucchio di stupidaggini che chiami onore, valore, fedeltà, lealtà, coraggio... AH AH AH! Non hai mai capito che non ho mai creduto in una sola parola di quello che ti ho insegnato, e che usavo queste bugie per manipolarti? E devo ammettere che sei stato piuttosto bravo a farti usare, mio piccolo Ken: non hai mai messo in dubbio la mia autorità neanche per un istante, mentre ti umiliavo e ti ordinavo di commettere le azioni più efferate per conto mio! Sei stato un eccellente giocattolo, ma ora che hai aperto gli occhi non ho più bisogno di te: ora, figlio mio, sei sacrificabile!"
Ken strinse i denti per la rabbia fino a far sanguinare le gengive: dopo averlo ingannato, ora Haishido osava anche prenderlo in giro! Stefan cercò di calmarlo.
"Sta' calmo, Ken: sta cercando di provocarti per farti perdere la concentrazione, ma se non rimani concentrato non potremo batterlo!"
Pk era sorpreso: se le cose stavano così, forse Ken non stava mentendo del tutto. Ma rimaneva pur sempre un assassino, e non gliel'avrebbe fatta passare liscia.
La voce di Haishido, carica di sadismo e senso di vittoria, risuonò nuovamente nell'aria.
"AH AH AH!!! Ora siete in trappola, tutti quanti! Questa nave, nonostante l'aspetto, è un gioiello della tecnologia completamente automatizzato, equipaggiato con centinaia di armi diverse, e completamente sotto il mio controllo! Ora io me ne starò qui tranquillo, dove voi non potete raggiungermi, e mi godrò la vostra morte, mentre venite crivellati di proiettili e tagliati a fette dai laser! AH AH AH AH AH!!!"
Pk regolò l'extransformer su "Armi da fuoco/Proiettili di piombo - Intensità letale", Stefan caricò le pistole e il fucile, Ken si mise in posizione d'attacco con la spada davanti a sé. La nave era ormai fuori dalla baia e si dirigeva al largo.
"Se dobbiamo morire, lo faremo combattendo in modo onorevole, e non come sorci... cioè la fine che farai tu con la tua maledetta nave!", urlò Stefan.
"AH AH AH!!! Questa è bella! E perché dovrei morire con la mia nave, visto che siete voi che state per andare all'altro mondo?"
"Te ne accorgerai presto!"
"Cosa? Non vorrai dire mica che avete..."
Si udì un'assordante esplosione, sul fianco destro della nave si aprì uno squarcio degno del Titanic. La nave iniziò lentamente ad imbarcare acqua, mentre ancora avanzava.
"MALEDETTI! AVETE PIAZZATO UNA BOMBA PER FAR AFFONDARE LA NAVE!"
"Esatto! Così, anche se non riusciremo a prenderti, il carico di droga affonderà insieme alla Regina d'Oriente, e tu sarai rovinato lo stesso!"
"MALEDETTI!!! MI VENDICHERÒ AMMAZZANDOVI TUTTI COME CANI BASTARDI!!!
CAP. 18 - Gli occhi della mente
Nella nave le luci erano spente: tutto era completamente buio. Pk accese la visione notturna all'infrarosso, e di nuovo i suoi occhi divennero completamente bianchi.
"Ken! Dannazione, dove sei?! Dobbiamo restare uniti!"
"È troppo tardi per te, eroe, e anche per il tuo amico! Ormai siete tutti e due miei, e non avete più scampo! AH AH AH AH!!!"
Le scale dietro di lui scomparvero dietro uno muro di acciaio speciale spesso 30 cm buoni (ci sarebbe voluto troppo tempo per farlo a pezzi), calato all'improvviso dal soffitto: un passo più indietro, e sarebbe rimasto schiacciato lì sotto.
"Sta' zitto, maledetto! Piantala di ridere! STA' ZITTOOO!!!"
Sorprendentemente la sinistra voce di Haishido tacque, facendo in parte pentire Pk di quella richiesta: il silenzio era ancora peggio di una presa in giro. In quella perfetta calma, si sentiva solo il tenue scricchiolio delle pareti della nave che stava lentamente affondando. Era come essere sepolti vivi in una bara d'acciaio. Paperinik considerò per un attimo la situazione: solo, chiuso al buio tra pareti d'acciaio in una nave che sta affondando, e sulla sua strada lo aspettavano chissà quali mortali pericoli... insomma, la cosa si faceva interessante.
"Psss! Ehi, socio!"
"Uno? Che cosa vuoi?"
"Sarà meglio che tu ti dia una mossa ad uscire di lì! Dal rumore dell'esplosione ho dedotto l'entità del danno alla nave, e ho calcolato che hai all'incirca meno di 60 minuti per trovare Haishido, arrestarlo e abbandonare la baracca... sennò, colerai a picco con tutto il carico di Krystal!"
"Grazie dell'incoraggiamento: lasciami riconsiderare la situazione. Allora, sono solo, chiuso al buio tra pareti d'acciaio in una nave che sta affondando, e sulla sua strada mi aspettano chissà quali mortali pericoli... e ho solo un'ora per uscirne. Grazie tante, Uno."
"Sempre al tuo servizio, Pikappa!"
Nella speranza di trovare un'uscita, Pk iniziò a muoversi nell'unica direzione possibile, cioè addentrandosi nelle viscere della nave.
Ken era concentratissimo: stava utilizzando ogni sua risorsa, ogni tecnica ninja di amplificazione dei sensi per orientarsi. Non aveva idea di dove fosse perché il buio attorno a lui era totale, ma riusciva a percepire l'ambiente attorno a sé, ad ascoltare il battito del suo cuore. Sentiva le imperfezioni del pavimento sotto i suoi piedi; l'odore della droga, che non era molto lontana; gli impercettibili rumori tutto attorno a lui; in ogni scricchiolio, in ogni sgambettare di topolino, in ogni goccia d'acqua che cadeva, la nave viveva in lui. Ken chiuse gli occhi.
- Flashback -
Dieci anni fa, nel giardino d'allenamento.
Il giovane Ken esplorava l'elsa della sua spada con le dita. La conosceva in ogni minimo dettaglio. Era ormai parte del suo essere. In posizione d'attacco, era pronto a colpire.
"Ora che sei bendato, concentrati, piccolo Ken; senti l'ambiente attorno a te. Svuota la mente. Focalizza il bersaglio. Sentilo. Percepiscilo dentro di te."
Una forma fatta d'aria prese corpo nella mente del giovane ninja: ecco, ora il suo obiettivo si stava muovendo. Riusciva a vederlo con gli occhi della sua mente, poteva sentirlo muoversi in sincronia con i battiti del suo cuore.
"ORA!"
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["ORA!"]
Ken tranciò il fucile laser con un colpo di netto, che andò in tilt producendo una cascata di scintille.
"Bravo, figliolo! Ora vediamo se riuscirai a fermare queste!"
Nel buio corridoio uscirono da alcuni scomparti segreti delle balestre cariche, che fecero subito fuoco. Ken contò immediatamente i dardi: sei, forse sette.
Il primo gli passò rasente al volto, e lo evitò reclinando la testa verso destra, e lo stesse fece per il secondo a sinistra; quando le frecce gli passarono vicino, sentì un odore conosciuto: erano intrise di curaro. Conosciuto perché era con frecce simili che si allenava. Gli bastava calcolare male i movimenti di un millimetro o ritardare uno spostamento di un istante e ci sarebbe rimasto secco. Per evitare il terzo gli bastò alzare il braccio sinistro di pochi centimetri; per il quarto, invece, fu costretto ad un salto mortale. Il quinto lo evitò abbassandosi a terra, atterrando dopo il salto, e il sesto lo tagliò il due con la spada. Dopo un istante di pausa, si voltò di scatto afferrando a mani nude il settimo a pochi millimetri dai suoi occhi.
"È dunque tutto qui quello che sai fare, Haishido?"
"Certamente no!"
Ken sentì il rumore di portelli stagni d'acciaio calare in successione uno dopo l'altro dietro di lui; quando il rumore si fece più vicino, iniziò a correre. Da davanti a lui sentiva provenire una corrente d'aria: l'uscita era vicina, ma le porte stagne continuavano a calare e si avvicinavano sempre di più per quanto lui corresse. Ecco, sentiva l'uscita, c'era quasi... l'ultima paratia sia chiuse riuscendo quasi a schiacciarlo, ma con un salto mortale Ken evitò la botola davanti a lui e varcò la soglia; dopodiché anche l'ultima paratia si chiuse, bloccando definitivamente l'accesso al corridoio.
Il corridoio per cui era passato Ken era chiuso, e Pk cercò un'altra via di passaggio; non trovando niente, però, preferì tagliar corto sfondando la parete di fianco. Entrando nel passaggio, si accorse che i suoi piedi erano immersi nell'acqua.
"Pessima scelta, eroe! Hai fatto male a cambiare strada!"
Era finito proprio in una camera stagna adiacente a quella dove era lo squarcio nello scafo, e ora l'acqua stava riempiendo anche quella! Mentre il livello aumentava rapidamente, Pk cercò di pensare al da farsi. Il soffitto era alto sui 4 metri e l'acqua già gli arrivava al petto. Quando l'acqua gli era ormai alla gola, Pk notò un portello stagno d'emergenza, situato sulla parete a un paio di metri da terra; aderendo alla parete, iniziò a forzarlo con gli artigli e con le mani. Lo squarcio sulla parete si allargò, aumentando la mole d'acqua che si riversava nella camera; in pochi secondi, Pk si ritrovò a dover "lavorare" sommerso dall'acqua, e il portello era più resistente di quello che sembrava; in più, ora, ci si aggiungeva pure la pressione dell'acqua che non dava certo una mano. Ormai in apnea, la stanza sommersa del tutto dall'acqua, con un ultimo sforzo sovrumano Pk scardinò il portello di acciaio temperato, venendo risucchiato all'interno del piccolo corridoio. Trascinato dalla forza dell'acqua, senza la possibilità di poter riprendere fiato, stava morendo annegato, ma quando stava per arrendersi finalmente fu espulso dal corridoio cadendo dall'alto in una grande stanza (stavolta abbastanza illuminata), con la stessa forza di un tappo di champagne che salta via per la pressione quando si apre la bottiglia. Un istante dopo la sua uscita, una paratia stagna calò a sigillare il tunnel, bloccando la fuoriuscita dell'acqua.
Pk, indolenzito, spense la vista a raggi X e si alzò in piedi sul pavimento bagnato, guardandosi intorno: a giudicare dalle montagne di casse, doveva essere nella stiva. Estraendo gli artigli ne squarciò una, e ne fuoriuscì una piccola cascata di Krystal-7: dunque, era quella la droga! E ce n'era abbastanza da soddisfare la richiesta in città per dei mesi! Ma tanto ora sarebbe finita in fondo al mare, e nessuno avrebbe più guadagnato un solo centesimo da quel veleno. Pk iniziò ad esplorare il magazzino, nella speranza di trovare al più presto una via d'uscita: non si accorse che qualcuno - o qualcosa - lo stava osservando, nascosto da qualche parte tra le casse ammassate, nell'ombra.
Gli rimanevano 45 minuti.
CAP. 19 - Spiriti affini
Ken concesse alcuni istanti ai suoi sensi per descrivere il luogo dove si trovava: sembrava una stanza piuttosto grande, forse una stiva. C'erano molti odori diversi, ma uno di essi lo conosceva meglio degli altri... e significava guai.
Le luci si accesero all'improvviso alla massima potenza, lasciando il ninja disorientato per alcuni istanti, perché i suoi occhi non si erano ancora abituati alla luce.
"Bravo, Ken: sei riuscito a superare il corridoio della morte, ma ora voglio vedere come te la caverai contro questo!"
Ken si accorse di essere circondato da sbarre di acciaio, e davanti a lui una gabbia con dentro un'enorme tigre siberiana, con un'aria decisamente feroce; al di là, l'uscita. Il cancello che teneva chiusa la gabbia lentamente si sollevò, e la belva uscì dalla sua prigione. Ken si preparò allo scontro brandendo la katana, mentre la tigre, ventre a terra e orecchie piegate, si preparava a saltargli alla gola. Ken decise di fare la prima mossa per cercare di trarre vantaggio dalla sorpresa, ma un attimo prima di lanciarsi all'assalto si accorse di una cosa: la tigre portava sul proprio corpo segni di frustate, bastonate, bruciature e ogni sorta di trattamento disumano di cui l'uomo poteva essere capace. In fondo, lui e quella creatura non erano poi tanto diversi: erano entrambi stati spinti alla ferocia con la violenza; a modo suo, anche quel feroce predatore era una vittima. Fu allora che Ken decise di tentare un'altra strada, perfino più rischiosa dello scontro fisico: era qualcosa che non aveva mai tentato prima, una tecnica difficilissima per cui occorreva un coraggio al limite della follia e che andava usata solo in una situazione disperata.
Quel magazzino era immenso. Centinaia e centinaia di casse di droga stipate l'una sull'altra, e neanche un'indicazione per l'uscita: un vero labirinto. Ad un tratto, l'eroe sentì un rumore provenire da dietro un alto mucchio di esse. Senza dare segni di allarme attivò la maschera in modalità sensori/termografia, volgendosi verso la sorgente del rumore: una sagoma umana (più o meno) lo stava osservando nascosta nell'ombra. Pk non aveva voglia (né tempo: ormai gli erano rimasti non più di venti minuti) di giocare a nascondino, e scelse la via diretta: "Chi è la? FATTI VEDERE!", urlò, sparando sulla cassa in modalità mitragliatrice; il misterioso osservatore saltò da un'altra parte con una velocità impressionante, evitando i colpi (in realtà Pk aveva semplicemente mirato al legno, solo per spaventarlo e indurlo a rivelarsi) e andando a rifugiarsi altrove. Purtroppo per lui, se pensava di sfuggire a Paperinik in questo modo si sbagliava di grosso: grazie alla visuale termografica riusciva a vederlo benissimo, e si gettò al suo inseguimento per scoprire chi era. Di chiunque si trattasse, però, era tremendamente veloce: con tutta la potenza del costume, anche saltando interi cumuli di casse o correndo sul soffitto, faticava a stargli dietro. A un certo punto però, giungendo a uno spiazzo, lo perse di vista nonostante i sensori di calore. Provò con gli ultravioletti: niente. Sensori di movimento: niente. No, un momento: ecco un segnale. No, non uno... due... tre... cinque... dieci... venti...
Pk attivò il radar di tracciamento biologico a breve - medio raggio: segnalava decine di segnali, e tutti diretti verso di lui!
Ken ripose lentamente la spada nel fodero dietro la schiena, e iniziò a fissare l'animale negli occhi. Scacciò la paura dal suo animo, sgombrò la sua mente da ogni pensiero, cercando di espandere la sua consapevolezza. Concentrandosi, cercò di scendere nelle profondità del suo cuore, tentando di sfiorare la sua anima, e di entrare in sintonia con gli altri esseri viventi, in una comunione che andava la di là delle parole, finché non riuscì a vedersi attraverso gli occhi della tigre. L'animale, pur rimanendo in posizione d'assalto, non attaccò. Ken si concentrò ulteriormente, sforzandosi di condividere la sua stessa essenza, di diventare tutt'uno con lo spirito della tigre. Tutti gli esseri sono fondamentalmente una cosa sola, derivano da un'unica essenza, e inconsciamente aspirano a ritrovare quell'unità: quando essa viene offerta, non può essere rifiutata. Dopo un ultimo, intenso scambio di sguardi tra occhi dello stesso colore e della stessa profondità, la tigre siberiana si rilassò, abbandonando la posizione di attacco, e si avvicinò al bel ninja leccandogli teneramente la mano. Ken si chinò su di lei e le carezzò la testa in segno d'affetto: ormai erano diventati amici per la pelle. Aveva dominato lo spirito selvaggio della tigre senza bisogno di combattere. E visto che i due erano spiriti affini, era un po' come aver domato sé stesso.
A microfono chiuso, Haishido commentò l'accaduto a bassa voce.
"Stupefacente... la tecnica della condivisione dell'anima! Soltanto i guerrieri più leggendari sono riusciti a metterla in atto, e mai in così poco tempo! Ken, sei davvero eccezionale: tra poco la mia opera sarà completa, e tu sarai finalmente la perfetta macchina assassina che ho sempre desiderato creare... bravo, figlio mio!".
Quei... quei cosi cominciarono a spuntare da tutte le parti: dalle prese d'aria, da botole nel pavimento, da interstizi tra le casse: sembravano essere ovunque! Sì, erano umani, ma Pk non osava definirli tali: le braccia e le gambe lunghe un terzo più del normale e provviste di lunghi artigli, le bocche piene di denti aguzzi, i movimenti irregolari e velocissimi, gli occhi completamente gialli e vuoti come... come dei coolflames! Ma era impossibile! La coolflamizzazione altera i tratti somatici, è vero, ma non aveva mai visto mostri del genere! Da dove potevano mai venire?
Ma non era quello il tempo delle domande: se lo volevano morto, avrebbe venduto care le piume. Pk si preparò a difendersi con ogni mezzo: estrasse gli artigli e regolò l'extransformer con i proiettili di gomma (anche se erano dei mostri, non poteva ucciderli come se niente fosse!). Ormai quegli esseri lo avevano circondato.
Uno dei mostri si avventò su di lui, ma Pk reagì sparandogli in petto: la scarica, dolorosa ma non letale, lo avrebbe tramortito e dissuaso dal riprovarci. Il mostro barcollò all'indietro, ma invece di cadere si preparò ad un nuovo attacco: tuttavia, prima di saltare di nuovo, emise un stridio di dolore spaventoso e cadde a terra. La sua pelle emanava fumo come se stesse cuocendo, mentre le sue carni iniziarono a sciogliersi; in pochi istanti al suo posto non c'era altro che una disgustosa e maleodorante poltiglia rossa.
"Ma... ma che significa? Erano proiettili di gomma! Non possono essere stati loro a causare questo! Che diavolo sta succedendo?!"
Le creature lo osservavano, come in attesa di un ordine: sembrava che non fossero capaci di alcun pensiero autonomo... no, di alcun pensiero.
La voce di Haishido risuonò malevola ancora una volta, da un altoparlante posto sul soffitto.
"Te lo spiego io cosa sta succedendo, eroe! Dimmi, ti sei mai chiesto perché nel nome del Krystal-7 c'è un <<7>>? Semplicemente perché il Krystal che viene venduto nelle strade è solo la settima versione della stessa sostanza, che a seconda della lavorazione assume effetti differenti: infatti, la settima versione del Krystal ha effetti di stupefacente, ma come puoi vedere essa è soltanto una delle meno pericolose. Questi soggetti sono stati drogati con un tipo diverso, il Krystal-9, che come vedi ha effetti mutageni straordinari: cambia l'aspetto fisico, aumenta la forza e la velocità in modo spropositato, acuisce i sensi all'estremo e condiziona chi la assume ad una assoluta obbedienza verso il loro capo, cioè io! Purtroppo, però, ha anche degli effetti collaterali: infatti rende i soggetti estremamente instabili dal punto di vista genetico, facendo sì che ogni minimo danno al loro corpo induca un processo degenerativo inarrestabile dei tessuti che porta alla distruzione del corpo in pochi istanti. È un vero peccato: non hai idea di quanto sia seccante doverli sostituire tanto spesso! AH AH AH AH AH!!!"
In quella folla riconobbe un viso: tra quegli esseri c'era anche l'uomo della foto che gli aveva mostrato Mary Ann, quello che era insieme a Hope quando venne arrestato e che era poi scomparso misteriosamente. Dunque, ecco che fine aveva fatto! Ora anche lui era uno schiavo senza mente al servizio di Haishido. Ma non solo: tra di loro c'erano anche donne, vecchi... bambini! Pk sentì crescere dentro di sé una furia inarrestabile: quell'essere malvagio non aveva alcun rispetto per la vita umana, neanche per quella degli innocenti.
"Tu... TU... disgustoso...
CAP. 20 - Confronto finale
Ken e Pk sfondarono insieme la porta della sala controllo. Haishido era seduto di spalle sulla sedia del pannello dei comandi, e Stefan legato mani e piedi ad un tubo ed imbavagliato.
"Bene, miei onorevoli ospiti... vedo che alla fine siete riusciti a superare tutte le insidie sul vostro cammino e giungere faccia a faccia con il grande e cattivo manipolatore della storia. Vi faccio i miei complimenti."
"RISPARMIATI I COMPLIMENTI, VERME! Sono qui per trascinarti in galera per le parti basse! Ti sei divertito abbastanza con noi, ma adesso finalmente..."
Proprio quando Pk stava per saltargli addosso, però, Ken lo fermò ponendogli davanti il suo braccio.
"Ken? Cosa stai facendo? Perché mi fermi?! Togliti di mezzo e lascia che io lo arresti!"
"No. È una cosa fra me e lui.", disse imperturbabile, estraendo lentamente la katana dal fodero. Haishido prese a sua volta una delle spade appese al muro, preparandosi a uno scontro definitivo con suo figlio.
"Ken, che diavolo fai? Non abbiamo tempo per questo! Nel caso tu l'abbia scordato, tra meno di 15 minuti questa bagnarola colerà a picco!"
Il ninja lo ignorò completamente, come anche il suo avversario: ormai, per quanto li riguardava, lì c'erano solo loro due. Cercando porre fine allo scontro, Pk liberò Stefan.
"Stefan, fai qualcosa! Cerca tu di fermarli! Se non usciamo subito di qui moriremo tutti!"
"No."
"Eh?"
"No, non cercherò di fermarli. Anche volendo, non potrei. Il loro non è un semplice combattimento: è uno scontro su tutti i livelli del loro essere. Questo è un momento fondamentale per le loro vite, e io non posso intromettermi: quei due devono scontrarsi. Lascia che le cose vadano come devono andare."
"Oh, fantastico: adesso ti ci metti pure tu con queste assurdità ninja! Ma ti pare il momento di mettersi a citare Ken il Guerriero?"
"Guardali e capirai."
Pk si volse a guardarli: le spade non si erano ancora incrociate, ma capì che quei due stavano già combattendo con il solo sguardo. Lo scontro non era solo tra Ken e Haishido, no: era tra due mondi diversi. E il vincitore poteva essere uno solo.
Con movimenti eleganti, l'allievo e il suo maestro ruotavano intorno al campo di battaglia, studiandosi a fondo e cercando di penetrare ognuno nell'essenza vitale dell'altro.
- Flashback -
"Ricorda, Ken: per vincere devi diventare tutt'uno con il tuo nemico. Devi sentire le sue sensazioni, vedere attraverso i suoi occhi, percepire il suo cuore che batte: solo allora potrai anticipare le sue mosse e contrastarle. Diventa tutt'uno... tutt'uno..."
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Senza preannunciare il proprio attacco, neanche emettendo un grido di battaglia, i due partirono all'assalto l'uno dell'altro simultaneamente. Le spade affilate si scontrarono, scivolando l'una sull'altra in una cascata di scintille. Acciaio contro acciaio, essenza contro essenza, senza pietà, fino all'ultimo sangue.
Nonostante l'età avanzata, Haishido era agile quanto il giovane Ken: il loro combattimento somigliava ad un balletto mortale, una perfetta coreografia di colpi vibrati e parati o schivati; appena uno dei due sembrava prevalere, l'altro tornava alla ribalta.
"Non hai speranze, Ken! Io sono più vecchio, più esperto, più saggio! Non puoi battermi!"
Con una mossa veloce, Haishido aprì un lungo taglio sul petto di Ken: senza concedere un istante di tregua, vibrò un secondo colpo sulla sua gamba, facendolo cadere sul pavimento. Cercando di assestare il colpo di grazia, mirò a colpire tra gli occhi, ma Ken, nonostante fosse costretto per terra, parò il colpo con la sua spada proprio un istante prima di essere colpito. I due si trovarono a fissarsi viso a viso, lottando strenuamente per sopraffarsi.
Pk, costretto ad assistere alla scena impotente, guardò Stefan per decifrare i suoi sentimenti: non gli era sembrato particolarmente preoccupato. Ma cambiò idea, quando si rese conto che stava sudando per la tensione. Lui era lì, insieme al figlio, sotto la spada di Haishido.
"Hai perso, figliolo: ammettilo! Non sei mai stato in grado di battermi! Cedi le armi una volta per tutte e abbandonati tra le braccia della morte!"
"Mai! Anche se dovessi uccidermi, io morirò da uomo! Non mi piegherai mai!"
"Certo che ti piegherò! Piegherò e spezzerò te come ho fatto con quella puttanella vietnamita di tua madre, quando le ho tagliato la gola con queste mani dopo averla violentata!"
A quelle parole cariche di odio e scherno sprezzante, una scarica di adrenalina pura venne liberata nel sangue di Ken, e la rabbia gli riempì le vene come un fiume distrugge i suoi argini.
"
E questa era la cosa più terribile.
CAP. 21 - Insieme per sempre
Pk e Stefan si chinarono su Ken morente.
"P-padre..."
"Sono qui, figlio mio!"
"F-finalmente è finita, eh?"
"Sì. Adesso è tutto finito. Non sforzarti di parlare, vedrai che andrà tutto bene! Adesso ce ne andiamo e..."
"O-ormai sono grande, papà... n-non hai bisogno di mentire, né a me né a te stesso. Sto morendo."
"Sì, Ken... sei un uomo. Un vero uomo. Tua madre sarebbe fiera di te."
"No! Noi ti salveremo!", disse Pk.
"Lo avete già f-fatto. T-tieni, padre, prendi questo... il ciondolo di mia madre. Portalo sempre con te, e sarà come se noi ti saremo sempre affianco. Me ne vado, ma senza rimpianti. È stato bello conoscerti, e anche se per così poco t-tempo... sono stato felice. Mi dispiace solo di non ricordare nulla di mia madre... a parte la sua ninnananna."
"Ken!"
"Padre..."
Stefan prese il figlio tra le braccia, come un padre fa con un figlio neonato, e iniziò a cantare la canzone in vietnamita che gli cantava Hana quando era in fasce. Pk abbassò gli occhi per la commozione.
Quando fu finita, il bel ninja sorrise, con un sorriso da monello, e chiuse i suoi occhi verdi per sempre. Finalmente poteva riposare in pace.
"Dormi, mio piccolo Ken. Riposa. Sei al sicuro, qui tra le mia braccia."
Improvvisamente, la nave fu scossa da cima a fondo: il tempo era scaduto, e ormai si stava sommergendo anche il ponte di comando! L'affondamento entrò nella sua fase finale, mentre l'acqua iniziò a invadere la sala controllo, già sotto il livello del mare ma finora protetta da paratie che ora avevano ceduto.
"Stefan! Dobbiamo andarcene subito! Se resteremo qui moriremo annegati!"
"Lasciami qui."
"Cosa?!"
"Senza il mio Ken, la vita per me non ha più senso. Lasciami qui: io e mio figlio riposeremo qui, insieme per sempre. Sarà questa la nostra tomba."
"Stefan, non sragionare!"
Stefan alzò la testa, e Pk guardò negli occhi di un uomo che aveva perso tutto, stanco di lottare, stanco di vivere.
L'acqua saliva ogni secondo.
"Stefan, non puoi chiedermi di lasciarti qui!"
Stefan non rispose.
"Perdonami, amico mio, ma devo farlo!"
Pk assestò un potente gancio destro sulla tempia di Stefan, e lui cadde svenuto. Non poteva lasciarlo lì a morire, e se lui non voleva venire, era costretto ad usare le maniere forti. Portando in un braccio l'amico e regolando l'extransformer su Armi pesanti/Cannone di sfondamento a particelle, Pk si volse un'ultima volta verso l'esanime Ken, come per salutarlo; dopodiché, sfondò la parete aprendosi una via verso l'esterno e si gettò attraverso il buco con il reattore acceso alla massima potenza, per vincere la pressione, mentre l'acqua invadeva la stanza.
Lottando contro il risucchio prodotto dall'affondamento della nave, alla fine Pk e Stefan riuscirono a raggiungere la superficie, e lì l'eroe usò la capacità speciale del suo mantello di gonfiarsi per creare una scialuppa di salvataggio. Agganciando lo scudo per il crasher ad un bordo, ottenne una specie di canotto a motore che li avrebbe riportati entrambi fino a riva.
Mentre quello che rimaneva della Regina d'Oriente spariva per sempre tra i flutti, Pk ebbe tempo per riflettere su quello che era accaduto quella notte. Tutto era andato distrutto: la droga, i mutanti, il malvagio Haishido, e il giovane Ken, che nel profondo del suo cuore era sempre stato un vero eroe e alla fine lo aveva dimostrato. Tutti gli orrori e i sacrifici di cui era stato partecipe quella notte erano ormai laggiù, persi nei neri abissi del mare, sprofondati nell'oblio, insieme a vite spezzate e sogni infranti.
Cosa restava? Solo ricordi.
Ricordi di carnefici e vittime.
Vittime di guerra.
- FINE PRIMA PARTE -