BACKSTAGE

Questo è uno spazio personale riservato all'autore, pensato per spiegare alcuni aspetti della storia che necessitano un commento preciso, e per operare un'autocritica del testo.

CAP. 1
La storia si apre con i trascorsi in Vietnam di Stefan Vladuck, secondo me uno dei personaggi più affascinanti e misteriosi (e sottovalutati) dell'universo Pikappico; non sopportavo che fossimo lasciati così sulle spine dal pkteam, senza conoscere il suo passato, e così ho provveduto io, pensando bene di basarci sopra buona parte della storia. Precisiamo subito che, in caso di future rivelazioni ufficiali, tutto questo si volge in una comoda dimensione parallela, quindi rimarrebbe valido anche non essendo mai accaduto. La durezza della storia si vede da subito, quando i militari vengono massacrati in un agguato dei vietcong, crivellati dai proiettili.
Che posso dire... mi piace partire in quinta!
Un fatto curioso è che ho scritto su Stefan le frasi "Per lui non era solo un lavoro, no... era qualcosa di più. Era il suo compito." e "Charlie capì che la fotografia per lui non era un semplice hobby o un lavoro, ma una vera e propria vocazione... quasi una missione." senza ricordarmi minimamente che la stessa identica cosa era scritta nel suo Pk-file!

CAP. 2
Ho pensato che, in seguito al cambiamento di Paperopoli come città sempre più cosmopolita e moderna e quindi con i vantaggi che ne derivano, dovevano arrivare al pettine prima o poi anche i problemi: e quindi ecco la droga (i cui effetti sono descritti nei minimi dettagli per aumentare il realismo), le organizzazioni mafiose (la Yakuza) e via dicendo. La mia Paperopoli non è più una sorridente e sonnacchiosa cittadina californiana di Topolino, e neppure quella di PKNA, piena di grattacieli e luci: la mia Paperopoli è il primo girone dell'Inferno, la New York di Spawn, piena di edifici gotici decorati di gargoyles e di vicoli coperti d'immondizia, dove si muovono i derelitti della società. Ma questo si vedrà meglio in seguito, nel capitolo 14.

CAP. 3/4
Due capitoli di transizione, in cui preparo il terreno per gli eventi successivi: l'indagine Pk/Flagstarr, la tragedia di Quo, la continuazione in sottofondo della storia di Stefan e Hana (a cui è dedicato soprattutto il capitolo 4). Un puzzle di cui poi verranno a combaciare tutti i pezzi in un incastro spietato. Forse la scena sexy avrà scosso i più sensibili, non abituati all'idea che anche i paperi in fondo fanno le stesse cose che possono fare gli uomini... ma, in ogni caso, mi sembra una cosa piuttosto tenera e anche abbastanza innocua, quindi è inutile farsi prendere dai dubbi morali: l'amore è amore, e ormai siamo grandi!

CAP. 5/6/Interludio 1
Tutta questa parte è come una vera puntata di X-files: una coppia di agenti, intrallazzi segreti tra governo e alieni, persone innocenti coinvolte nel mezzo loro malgrado, bambine misteriose, vecchie traditrici... addirittura lo schedario con la lettera "X"!!! Spero che gradirete questo omaggio a uno dei telefilm più intriganti e popolari degli anni '90... anche perché non è finita qui!
In ogni caso, qui ci sono i presupposti di tutta la storia e per i suoi sviluppi futuri: infatti alla fine della prima parte la maggior parte dei misteri rimangono irrisolti. Dove sono le spore? Dov'è finita Hope, e chi è in realtà? Cosa sta succedendo davvero tra il governo e gli evroniani?
Aspettate e pazientate, prima o poi le risposte arriveranno... la verità è la fuori!

CAP. 7/8/Interludio 2
È uno dei momenti più duri e toccanti della storia: il piccolo Quo che si droga e quasi perde la vita rispecchia il dramma di tanti ragazzi e genitori che cadono vittime della droga, con tutto ciò che questo comporta. Tanto per dire: le cose brutte non capitano solo agli altri.
Quello che volevo far trasparire è l'orrore profondo che è la droga, la disperazione di chi ne è vittima, ma anche quella speranza di uscirne che non ci abbandona mai se ne abbiamo davvero la volontà.
Ricordatevi, gente: non lasciatevi mai fregare. Un buco non dà risposte o speranze, ma solo nuovi problemi. La vera forza è dentro di voi: basta crederci un po'.

CAP. 9
Questo capitolo si può riassumere essenzialmente in due principi:
1) Pk come l'ho sempre voluto e nessuno ha mai osato darmelo;
2) Una sonora lezione al pkteam su come si fanno i Pk-files.
La decisione di dare un nuovo supercostume a Pk è indispensabile agli eventi del resto della storia, ma soprattutto è per rispecchiare un mutamento più profondo a livello psicologico del personaggio. Il nuovo Paperinik non è quello dei paralizzatori bradionici e delle armi innocue, ma quello ipertecnologico e armato fino ai denti per difendere la giustizia con le cattive. Le sue nuove armi sono potenzialmente letali: pistole, mitragliatori, artiglieria pesante, lame affilatissime e via dicendo, ma lui li usa pur sempre a fin di bene. Soltanto, essendo incazzato come un picchio, ci va più pesante del solito, rimanendo tuttavia un eroe positivo. E finalmente dispone di un equipaggiamento al livello delle minacce che deve affrontare e, diciamolo, della sua fama!

CAP. 10
Prima di tutto, vorrei precisare una cosa: Ken NON è Rikimaru, il protagonista del gioco TENCHU per Playstation. In realtà si tratta di un'incredibile combinazione! Anche se il loro aspetto fisico è praticamente uguale (così mi hanno detto) non ho tratto minimamente ispirazione da questo personaggio che non conoscevo neanche. Piuttosto, mi sono ispirato a personaggi di grande fascino intrinseco come Ian Nottingham di WITCHBLADE, che probabilmente alcuni di voi conosceranno.
Ken è un eroe "romantico", un killer dai modi da gentiluomo, bello e affascinante, di quelli che credono in dei valori di onore e valore pur con il lavoro che praticano, che hanno un codice d'onore anche facendo gli assassini, malvagio nelle azioni ma nobile d'animo: in fondo, anche lui una vittima. Il nome l'ho scelto perché è sia giapponese sia americano come abbreviazione di Kennetth, come si vedrà in seguito. Ci tengo a sottolineare che Ken non è uno di quei ninja indistruttibili che fanno cose assurde tipo sdoppiarsi o correre più veloci della luce: è un papero normale, solo ben addestrato. Ken non vola per aria con un salto, né ammazza la gente premendo sulle tempie: è come sareste voi se foste stati addestrati a fare i ninja dall'infanzia!
A proposito dell'infanzia di Ken, che come emergerà in seguito non è stata propriamente "fantastica", in questo capitolo inizio a caratterizzare il personaggio (fondamentale) di Haishido Makimura, sovrano regnante della Yakuza Paperopolese: è un essere di un animo così malvagio e perverso che vuole più bene ad un bonsai che al suo figlio adottivo (o almeno, così sembra...). Forse la crudeltà di Haishido potrà apparire un tantino assurda ed esagerata ad alcuni (assomiglia un po' a certi personaggi sadici stile Ken il Guerriero), ma io non credo che sia così. La crudeltà di Haishido non è quella di un pazzo, perché bisogna stare attenti a non confondere la pazzia con quella che è in realtà lucida follia. Tutte le crudeltà di Haishido hanno un fine preciso, sono frutto di un calcolo accurato, sempre mirate alla realizzazione di uno scopo a breve o a lungo termine: questo risulterà più chiaro negli ultimi capitoli.
Per quanto riguarda la Flagstarr (che comunque sopravvive), beh, avevo bisogno di una vittima sacrificale per presentare Ken e di tirarla fuori dalla storia bruscamente introducendo Stefan nello stesso tempo e facendolo incontrare col figlio, così l'attentato mi è sembrata una soluzione ideale, plausibile, sfruttabile al meglio e che non allungava troppo le cose. Inoltre, qui si incomincia a intravedere il cambiamento psicologico di Pk (che comunque, voglio sottolinearlo, regredirà in futuro, anche - ma non solo - per esigenze di coerenza con la continuità ufficiale).

CAP. 11/12
Ken inizia a cedere il manto da cattivo e ad assumere quello da eroe, in una conversione che terminerà nel cap. 13, tipo quella dell'Innominato dei Promessi Sposi (scusatemi, è l'abitudine ai collegamenti interdisciplinari...). Principale catalizzatore di questa metamorfosi è lo stesso Pk, che risveglia una volta per tutte il bravo ragazzo che c'è in lui. È da notare, tuttavia, che all'inizio è solo Ken ad avere stima di Pk, mentre Pk disprezza profondamente il suo nemico: un conflitto che regredirà in seguito grazie alla loro collaborazione, che alla fine si trasformerà in amicizia e stima reciproca.

CAP. 13
È il capitolo centrale della storia, quello in cui avviene il vero mutamento psicologico del protagonista.
Pk ha vissuto delle tragedie, e ne è uscito provato, trasformato, forgiato. Suo nipote è caduto vittima della droga sfiorando la morte, la sua amica è stata quasi uccisa dalla mafia, la piccola Hope è scomparsa. Nessuno che sia umano ne sarebbe uscito indenne, e Pk non fa eccezione. Quando si rende conto che le sue certezze gli sono crollate addosso e che la società come se la immaginava lui non era altro che una bugia, si ribella con violenza, cambiando nella mente e nel corpo. Ma Paperinik, anche se arrabbiato, rimane pur sempre un eroe positivo, solare e carico di autoironia, e questo continua a dimostrarlo (seppur in modo diverso e assai più cupo) ricercando la giustizia e non la vendetta contro chi gli ha causato sofferenza.
È questo il principale problema che mi sono trovato ad affrontare scrivendo: non trattandosi di una creatura mia, ma essendo legato ad una continuità ufficiale, non potevo cambiare troppo il personaggio snaturandolo implicitamente, e comunque trattandosi di fan fiction qualunque cambiamento non ufficiale deve rientrare entro la conclusione della storia: insomma, il limite imposto a noi amatori è quello di rimettere tutto a posto dopo aver fatto il casino. Ma non è così semplice: una metamorfosi del genere non si può esaurire con la semplice conclusione della vicenda, occorre qualcosa di più radicale. Da qui l'idea di un seguito ideale a Vittime di Guerra, pensato proprio per tornare sui miei passi in modo plausibile e articolato. Dunque, ormai vi sarete resi conto che sto tendendo a crearmi una sorta di "continuità personale", un filo conduttore che leghi tra loro le mie storie passate, presenti e future, che si intrecci e si inserisca all'interno della continuità ufficiale. Alcuni dei personaggi introdotti qui, infatti, non saranno eliminati del tutto, ma verranno riutilizzati in futuro. Per facilitare le cose, credo che inserirò alcune brevi note introduttive che riassumano la loro storia se qualcuno non ne fosse a conoscenza.

CAP. 14
Da qui sono partito idealmente: questa scena è stata la prima in assoluto a prendere forma nella mia mente. Un Pk così arrabbiato e oscuro non l'avete mai visto, e non lo vedrete mai da nessun'altra parte. Tutto il capitolo è una feroce invettiva contro la droga, un "j'accuse!" infervorato dall'ira nei confronti di chi per denaro sottrae innocenza e speranze alle persone. Come personaggio in sé, Abner non è particolarmente sfaccettato, ma rende bene l'idea del vigliacco che si atteggia a grand'uomo quando ha una pistola in mano ma che poi messo alle strette se la fa sotto. Questo atteggiamento mentale si rispecchia anche nel suo modo di parlare: finché è sicuro di sé fa il gradasso, insulta chi gli è inferiore (le parolacce erano necessarie: saranno uno scandalo in una storia basata su personaggi disneyani, ma erano indispensabili per una efficace caratterizzazione. Un delinquente dei bassifondi che esclama "Poffarre! Cosa cacchiolina vuoi?" non sarebbe credibile.), ma si riduce a implorare pietà quando si trova a dover fare un volo dal 7° piano. Magari la scena sarebbe risultata più efficace concludendosi con l'uccisione dello spacciatore, ma questo avrebbe significato rendere Pk deliberatamente un assassino per vendetta, e questo non potevo proprio farlo. E poi, avevo bisogno di tenermi questa scelta drammatica per il finale, che altrimenti non avrebbe avuto senso.

CAP. 15
In parallelo con l'incattivimento di Pk, c'è il rovescio della medaglia: Ken assume definitivamente il ruolo di eroe positivo/negativo, più vittima delle circostanze che vero cattivo, pur restando un assassino quasi fino alla fine. La storia di Stefan e suo figlio è raccontata in modo toccante e drammatico, da un punto di vista soggettivo (quindi più "dentro" i fatti), rivelando una vita fatta di sofferenze per entrambi e spiegando le radici della costante tristezza di Stefan che lo intrappola nel ruolo di Camera #9, tormentato dai sensi di colpa e dal dolore per la moglie. In origine avevo pensato di rendere la morte di Hana ancora più drammatica, magari facendo sì che gli venisse uccisa davanti agli occhi, ma mi sono reso conto che avrei finito per insistere troppo su questo lato violento, appesantendo la storia; e poi, in questo modo avrei avuto più difficoltà a giustificare il rapimento di Ken.
Altra funzione importante del capitolo è quella di infittire il mistero di Hope. Il ritratto di Stefan della bambina di strada corrisponde alla piccola del St. Vincent: ma come è possibile che la stessa ragazzina fosse in circolazione vent'anni prima senza essere cresciuta? Perché è muta? E perché sparisce sempre nel nulla all'improvviso? E che mi mangio stasera per cena? Boh?

CAP. 16/17
I contrasti tra Ken e Pk, dopo un inizio burrascoso, iniziano ad appianarsi, mentre fanno fronte compatto contro il comune nemico.

CAP. 18/19
Le descrizioni nelle mie storie giocano un ruolo fondamentale: tutte le scene essenziali sono piene di sguardi intensi o sospettosi o teneri e così via. Ma anche il simbolismo ha un ruolo essenziale: ad esempio, amo dipingere cose inanimate come se fossero vive. Si veda ad esempio l'ospedale, in cui Quo viene "inghiottito", oppure alla Principessa d'Oriente che sembra quasi una nave senziente, dotata di "viscere" e viva nei suoi mille rumori e presenze. La battaglia di Pk e Ken, quindi, non è solo contro Haishido e il tempo, ma contro l'intero ambiente che si oppone a loro, contribuendo a creare un senso di inquietudine.
Un altro passo terribile è quello dei mutanti. È vero, Pk li uccide, ma bisogna distinguere tra morte e morte. I mutanti non sono più persone: sono esseri senza mente, senza volontà, senz'anima, votati ad una morte dolorosa e orribile; se viene visto in questo senso, la loro uccisione diventa un atto di pietà e di liberazione. E poi, si tratta anche di salvarsi le piume! Questo è anche il punto in cui credo traspare meglio la vera crudeltà di Haishido, l'assoluta mancanza di umanità e compassione verso dei poveri disgraziati: non solo non gli importa nulla della loro sofferenza, ma sembra quasi bearsene, ridendo trionfante. Anche loro sono vittime di guerra... dell'unica guerra: quella tra il bene e il male.

CAP. 20
È il momento del confronto finale tra Ken e Haishido: dopo aver superato tutte le prove, il ninja finalmente è pronto per battersi col suo maestro. Durante la lotta, però, si scopre che tutto era già stato pianificato: Haishido aveva previsto tutto fin dall'inizio, e aveva fatto in modo che tutta la loro vita conducesse a quell'evento. Ossessionato dal progetto di creare un assassino perfetto, Haishido credeva di aver finalmente raggiunto il suo scopo, arrivando fino al punto di cercare di farsi uccidere per portarlo a termine. Ma Ken ormai è cambiato troppo, si è redento, si è riavvicinato agli affetti e a sé stesso per fare quello che avrebbe dovuto: così sceglie di non vendicarsi, o meglio di farlo in un modo più sottile, vincendo su tutta la linea.
Il ruolo che Haishido gioca è molto particolare: in realtà anche lui vuole bene a Ken, ma in un modo strano, diverso da quello che intende la gente comune... "sbagliato". L'affetto che prova Haishido per il figlio è soltanto relativo e funzionale al suo scopo, cioè non lo ama in quanto persona ma in quanto assassino perfetto, più come oggetto che essere vivente: è questo che intendo per il suo modo "sbagliato" di amare, che però nella sua mente folle ha perfettamente senso. Sacrificare la sua vita facendosi uccidere era un modo per "fargli un dono", per renderlo finalmente quell'assassino senz'anima a cui Haishido aspirava, ed era sicuro nella sua scala distorta di valori che volesse anche Ken stesso: un po' come quando un cacciatore regala al figlio il suo primo fucile per ammazzare i cerbiatti, se vogliamo. Quando però Ken si ribella alla sorte che gli era stata predestinata da Haishido, il suo valore ai suoi occhi crolla, al punto che arriva a distruggerlo perché non ammette che suo "figlio" sia diverso da quello che aveva progettato per lui. Può sembrare un ragionamento contorto, ma se viene visto nella prospettiva folle di Haishido è assolutamente logico. Spero di essere riuscito a rendere abbastanza chiara questa sfumatura psicologica chiave per interpretare il personaggio.
La morte di Ken scaraventa Pk del lacerante dubbio del commettere un omicidio per vendetta. A questo punto della storia, in realtà, quello che voglio chiedere al lettore è di immedesimarsi in Pk: se voi vi foste trovati in quella situazione, e aveste passato tutto quello che ha passato lui, cosa avreste fatto? Avreste ucciso Haishido? Il fatto che un essere tanto perverso merita di morire sarebbe stata una giustificazione valida? Insomma, sarebbe un omicidio "giusto"? Il tribunale lo avrebbe condannato alla pena capitale (anche questo, però, sarebbe da verificare...). Non è lo stesso se accorciamo i tempi e ci togliamo la soddisfazione? Pk non trova la risposta, ma gliela fornisce Ken stesso. Haishido non viene risparmiato per senso di pietà umana o perché uccidere è contrario alla morale (che in situazioni come queste, è inutile star qui a chiacchierare, va a farsi benedire anche per quelli che si dicono più umani e misericordiosi), ma perché è Ken che non cerca la vendetta. quindi in questo caso non è l'umanità ad agire, ma l'esaurimento della rabbia! Ma come sarebbero andate le cose se ciò non fosse accaduto...?
In ogni caso, alla fine la vendetta si compie a mezzo di Stefan, che rimasto pressoché in secondo piano fino ad ora entra di prepotenza negli eventi, con un botto improvviso. È lui a uccidere Haishido (anche perché a lui potevo far sporcare le mani), vendicando Hana e Ken e tutte le sue vittime, non con un senso di vendetta ma di fredda rabbia, di cessazione violenta e definitiva di quel male oscuro che è il sovrano Yakuza. Se ci pensate, in fondo la situazione è simile a quei ragazzini che ammazzano il padre dopo anni di abusi, non per vendicarsi ma solo per far smettere... per far smettere. Ho preferito non sottolineare ulteriormente questo momento, forse il più crudo di tutti, perdendo tempo a dire stupidaggini come "finalmente la vendetta è compiuta eccetera eccetera": mi sono limitato a descrivere il momento, che non ha bisogno di ulteriori commenti per l'impatto sul lettore pur nella sua semplicità testuale.

CAP. 21
È il vuoto nell'animo di Stefan che predice l'annullamento delle passioni. Che senso ha vivere se non si ha niente per cui farlo? La vera tragedia è proprio qui, non nella morte violenta, ma nella vita opaca e inutile di chi non ha più la gioia né la forza di vivere. E la cosa più terribile, a volte, è proprio sopravvivere a sé stessi.

Molteplici sono le fonti di ispirazione per questa storia, che ho riempito di citazioni più o meno evidenti quasi fino a scoppiare. Individuarle può essere divertenti, perciò ecco l'elenco dei fumetti e dei film (che io ricordi) che mi hanno fornito spunti utili: X-Files (ovviamente), Ghost 2099, l'Uomo Ragno, Spawn, Batman, Alien (una citazione letterale e un'altra molto evidente), Predator, Il Corvo (due citazioni letterali), Platoon di Kubrick (piccolo tributo ad un maestro del cinema), The Darkness, Witchblade, Mortal Kombat (quando si parla di ninja, è quasi inevitabile...), Daredevil, Il Re Leone (sì, pure quello!) Guerre Stellari, Iron Man, Clandestine (di Alan Davis), e addirittura la canzone "Hero" di Mariah Carey!!!

Sia "Lo Spirito nel Guscio" sia "Vittime di Guerra" parlano, in misura diversa e più o meno esplicitamente, anche di me stesso. A volte l'autocritica è conscia, altre volte no: fatto sta che in ogni storia, in qualche modo, traspaiono alcuni aspetti della mia personalità, e tutte possono essere collocate (anche in futuro) una accanto all'altra come pezzi di un mosaico il cui risultato finale è, più o meno, il mio ritratto. In conseguenza a queste considerazioni, quindi, sono giunto alla conclusione che forse il vero motivo per cui scrivo è capire me stesso.
No, non ho fumato: è solo un'autoanalisi... ok, ok, qualche birretta l'ho bevuta... ^__^;;;


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